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di Federico Vinattieri

Gruppo di allevamento di cani
FOTO1: Gruppo di Franca Simondetti, Firenze 1992

Le esposizioni, intese come verifiche zootecniche e ovviamente anche come vere e proprie competizioni, sono in grado di regalare a coloro che vi partecipano, emozioni, delusioni, vittorie e sconfitte.
Non discuto che vincere in esposizione sia un traguardo importante e questo a prescindere se l’espositore sia l’allevatore stesso dell’animale, o che ne sia soltanto il proprietario.
Per l’allevatore un successo espositivo è logicamente una vittoria ancor più grande e soddisfacente, in quanto quel soggetto andato a premio è il prodotto di un progetto, di una combinazione pianificata, di un obiettivo prefissato, insomma, per dirla in parole povere: lo scopo ultimo di una selezione.
Concetti difficili da comprendere per chi non è allevatore, ma chi, come il sottoscritto alleva da sempre, ha potuto più volte assaporare quella sensazione di compiacimento e gratificazione del proprio lavoro, quando il giudice decreta la tua vittoria.
Ma, a mio avviso, nell’ambito delle manifestazioni zootecniche di bellezza, esiste una soddisfazione ancor più grande, ahimè sempre più incompresa o talvolta addirittura messa in secondo piano… Quale?
Essere premiati per l’omogeneità di tipo dei propri soggetti esposti.
Questo assume differenti nomi, a seconda del settore in cui ci troviamo.

In cinofilia si chiama “Gruppo di allevamento” e consiste in un minimo di tre e massimo cinque soggetti della stessa razza e varietà, senza distinzione di sesso, prodotti dallo stesso allevatore, anche se non di sua proprietà, iscritti nel catalogo della manifestazione e presentati in una classe che dia diritto all’iscrizione al Gruppo di Allevamento. Da non confondersi con il “Gruppo” che è la classe adibita per tre o più soggetti maschi e femmine della medesima razza e varietà, appartenenti al medesimo proprietario ed iscritti nel catalogo della manifestazione e per i quali è stato stilato il relativo giudizio nella relativa classe. Il primo lo si iscrive il giorno stesso della manifestazione e va direttamente nel “ring d’onore” finale, il secondo va iscritto entro la scadenza iscrizione (quindi viene messo a catalogo) e deve essere esposto durante i giudizi di razza, al mattino.
In avicoltura si chiama “Gruppo famiglia” o “Concorso famiglia“, ossia gruppi composti da 1 maschio e 3 femmine della stessa razza e colorazione. Indipendentemente dalla razza viene stilata una classifica, solitamente fino al 3° classificato (varia in base ai regolamenti delle varie manifestazioni).
In ornitologia si chiama in gergo “STAMM“, un gruppo di quattro soggetti della stessa razza e varietà (* per alcune specie è richiesto anche lo stesso sesso), che vengono giudicati insieme, sommando i punteggi, con l’aggiunta della cosiddetta “armonia”, che non è altro che la differenza di punteggio tra i 4 soggetti esposti.

Gruppo di mastini napoletani
FOTO2: Gruppo Mastini Napoletani “di Fossombrone”, Firenze 2006 – foto di Guillermo Fiorenza

Anche in altri settori esistono analoghe categorie (che non starò a specificare in questo mio articolo), ma comunque sempre di “gruppo in armonia di tipo” trattasi.
Negli ultimi tempi si sta registrando un calo considerevole di iscritti in queste categorie di giudizio. Il perché?
A mio avviso ciò è dovuto a tutta una serie di fattori connessi tra di loro.
Primo fattore è indubbiamente l’esaltazione del risultato singolo.
Le nuove generazioni di allevatori/espositori, danno maggior importanza al risultato di un singolo soggetto, rispetto al risultato collettivo di gruppo… questo forse perché vincere “la razza” come si dice in gergo, conta di più ai fini della competizione, tralasciando totalmente l’enorme importanza di mostrare l’uniformità fenotipica selezionata, esponendo insieme più soggetti prodotti dal proprio centro di selezione.
Ancora una volta dunque, la pura competizione batte l’analisi zootecnica… D’altronde è la natura dell’uomo quella di voler emergere e voler primeggiare.
Frequentando le esposizioni da quarant’anni, posso asserire senza ombra di dubbio che se venisse tolta la competizione dalle manifestazioni di bellezza, e si lasciasse quindi la sola valutazione morfologica senza assegnare classifiche, le esposizioni sarebbero di colpo deserte.
Solo pochi veri appassionati allevatori continuerebbero a confrontarsi senza sapere l’esito del podio.

Anche in ornitologia, talvolta la vittoria del singolo è considerata di “maggior valore” rispetto a quella ottenuta con uno Stamm, forse per difficoltà, essendoci quasi sempre nei singoli un maggior numero di concorrenti… ma è anche vero che un allevatore può vincere nei singoli anche per aver ottenuto un solo singolo soggetto di levatura, ma mettere insieme ben quattro esemplari per comporre uno Stamm di livello, è assai più difficile, ed è proprio lì che si vede la bravura, l’estro e l’intelligenza di un selezionatore competente.
Per quanto mi riguarda, vincere con uno Stamm sarà sempre e comunque più prestigioso che vincere con il singolo esemplare.
Il secondo fattore che ha fatto sì che i gruppi vengano esposti molto meno è sicuramente il periodo storico che stiamo vivendo.
Allevare oggi è un lusso a tutti gli effetti.
I costi di gestione in un allevamento solo elevatissimi e proprio per questo motivo gli allevatori sono costretti a tenersi in allevamento solo i soggetti strettamente necessari per proseguire con il loro “programma di allevamento”, cedendo soggetti anche importanti, che in condizioni normali avrebbero probabilmente tenuto.
Allo stesso tempo i proprietari sono oggi alle prese con difficoltà economiche che affliggono molte famiglie nel quotidiano, e non hanno la possibilità di partecipare assiduamente alle esposizioni con i loro soggetti, come avveniva invece anni addietro.
A tutto ciò si sommano i costi di iscrizione e se c’è da scegliere tra iscrivere un singolo soggetto per proseguire la carriera espositiva, o iscriverne quattro o cinque per poter esporre un gruppo di allevamento… logico che la prima scelta ha quasi sempre la priorità.

Parlando del settore cinofilo, pur apprezzando tanti cambiamenti che la nostra Ente Nazionale della Cinofilia italiana (E.N.C.I.) ha applicato nell’ultimo decennio, non ho ben compreso la motivazione per cui i Gruppi di allevamento siano stati spostati alla fine della competizione finale (best in show), dando risalto più ai “singoli” esemplari vincitori del “Best of Breed” e confinando i Gruppi in una posizione assai svantaggiosa, invece di esaltare tale forma espositiva che elogia, privilegia ed glorifica il vero lavoro di selezione dell’allevatore.
Inserendo la competizione “a gruppi” al termine di tutti i raggruppamenti di razze, si rende ancor più difficile la partecipazione in questa categoria, poiché si costringe i proprietari coinvolti dall’allevatore per esporre i soggetti del medesimo affisso, a restare fin quasi a manifestazione ultimata, cosa che noi allevatori sappiamo essere già di per sé difficile, soprattutto per chi non ha un team al seguito.
Il Gruppo di allevamento dovrebbe essere, a mio parere, la “gara regina” a cui tutti gli allevatori dovrebbero ambire… poiché esporre un gruppo omogeneo, è molto molto più difficile che esporre un singolo esemplare.
Il raggiungimento dell’omogeneità di tipo è il traguardo più importante per un centro di selezione, che si parli di cani, gatti, canarini, polli, mucche, cavalli, o di qualunque altra specie valutabile per la propria estetica, con un modello ideale chiamato “standard”.

Gruppo di allevamenti "del soccorso"
FOTO3: Gruppo di allevamento “del Soccorso”, Verona 1982

Ricordo molto bene i “tempi d’oro”, in cui nel ring d’onore venivano esposti gruppi di allevamento eccezionali… come non ricordare i bellissimi gruppi di Mastini napoletani dell’Allevamento “di Ponzano” di Mario Querci, oppure i gruppi di Cani da Montagna dei Pirenei dell’Allevamento “di Lungomonte” di Giovanni Cardini, i gruppi di Borzoi di Gabriele Franco dell’affisso “del Marchese di Rhieti”, i gruppi di Boxer di Raffaello Mariotti dell’Allevamento “del David”, i gruppi di Alani di Alida Costa dell’Allevamentto “Indios dell’Armida”, i gruppi di Setter Inglesi di Pinzani “del Pozzale”, i gruppi di San Bernardo di Antonio Morsiani “del Soccorso”, i gruppi di Setter Gordon di Giovanni Spadoni dell’Allevamento “del Real Gordon”, i gruppi di Cocker spaniels di Franca Simondetti dell’Allevamento “delle Grandes Murailles”… e potrei citarne tanti tanti altri…
Prima questi gruppi erano presenti ad ogni manifestazione italiana, oggi purtroppo se ne vedono pochissimi, sempre meno secondo le mie statistiche rilevate nel corso degli ultimi 15 anni.
Questo articolo vuole essere anche un’esortazione, una sveglia, un richiamo…
Amici e colleghi allevatori, ricominciamo ad esporre i Gruppi di allevamento!

Gruppo di Lupi di Saarloos
FOTO4: Gruppo di Saarloos “di Fossombrone”, Milano 2017

Dobbiamo, per quanto possibile, sforzarci di valorizzare e mostrare ai giovani allevatori di oggi, quale sia l’effettiva rilevanza di selezionare con metodo, dando valore ovviamente alla salute dei nostri soggetti, senza però mai perdere di vista l’omogeneità di tipo da perseguire.
Il Gruppo di allevamento è la vetrina più importante per distinguere chi alleva solo per tentativi e combinazioni casuali e chi alleva con criterio, con un’idea in testa, effettuando accoppiamenti mirati allo scopo di ottenere più omogeneità possibile.
Il Gruppo non è altro che l‘evidenza della cosiddetta “selezione di ceppo”.

Quanto importante sia l’influenza della genealogia di un ceppo lo dimostra il fatto che in una popolazione sufficientemente selezionata, i figli ereditano di più il carattere del ceppo che quello dei propri genitori” (Zingoni 1997, p. 625).

L’omogeneità, l’uniformità del tipo, non è un obiettivo trascurabile.
L’allevatore deve imporsi di selezionare analogie fenotipiche tra i propri soggetti, in ogni parte del corpo. Un medesimo “stampo” quindi, che conferma una perfetta coerenza selettiva.
Per un allevatore, il Gruppo di allevamento è la prova del nove, dunque, per mostrare il proprio lavoro, per mostrare ai giudici e ai concorrenti, il proprio “concetto di tipo”.

Gruppo di Mastini napoletani
FOTO5: Gruppo di Mastini Napoletani, Prato 2011

Federico Vinattieri, laureato in Scienze Zootecniche, allevatore, giudice, scrittore, titolare Allevamento di Fossombrone www.difossombrone.ithttp://lupi.difossombrone.ithttp://ornitologia.difossombrone.it). Curriculum vitae >>>

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