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di Fran­co Pao­li­nel­li

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EVO­LU­ZIO­NE DEL TER­RI­TO­RIO

A Roma, come am­mi­ni­stra­zio­ne co­mu­na­le, è stato as­se­gna­to un ter­ri­to­rio molto vasto, il più ampio d’I­ta­lia. Al suo in­ter­no per­si­sto­no gran­di aree non edi­fi­ca­te. I Co­mu­ni li­mi­tro­fi, so­prat­tut­to nei qua­dran­ti ovest e nord, pre­sen­ta­no an­ch’es­si vaste aree non edi­fi­ca­te.
Oltre ciò, il tes­su­to ur­ba­no in­clu­de mol­tis­si­me aree aper­te, di di­men­sio­ni di­ver­se, anche pic­co­lis­si­me, che ar­ri­va­no fin den­tro il cen­tro sto­ri­co della città.
Al­l’o­ri­gi­ne di que­sta for­tu­na­ta con­di­zio­ne c’è la va­sti­tà stes­sa dei pos­se­di­men­ti di un tempo e le di­ver­si­tà dei sog­get­ti pro­prie­ta­ri. In­fat­ti, alle gran­di te­nu­te no­bi­lia­ri si af­fian­ca­va­no quel­le dei sog­get­ti ec­cle­sia­sti­ci e degli Enti pub­bli­ci, ma anche forme di pro­prie­tà col­let­ti­va, quali gli usi ci­vi­ci ed una fio­ren­te pic­co­la e media agri­col­tu­ra.
Lo svi­lup­po ur­ba­ni­sti­co, del primo e del se­con­do do­po­guer­ra, ha con­su­ma­to que­sto ca­pi­ta­le, ma, no­no­stan­te l’ag­gres­si­vi­tà dei co­strut­to­ri, non è riu­sci­to ad az­ze­rar­lo.
Hanno agito in po­si­ti­vo sia la na­tu­ra delle pro­prie­tà, vaste e non tutte del pri­va­to puro, sia la cre­sci­ta della con­sa­pe­vo­lez­za am­bien­ta­le, sia il di­sor­di­ne stes­so dello svi­lup­po ur­ba­no.
Su molte aree per­si­ste un vin­co­lo og­get­ti­vo, il de­si­de­rio di con­ser­var­le inac­ces­si­bi­li, per ne­ces­si­tà di rap­pre­sen­tan­za e con­ser­va­zio­ne del ca­pi­ta­le di lungo pe­rio­do, come sanno fare, so­prat­tut­to, i re­li­gio­si.
Molte, inol­tre, sono state sal­va­te dal mat­to­ne dalla lun­gi­mi­ran­za della cul­tu­ra ur­ba­ni­sti­ca, espres­sa fin dai primi anni 50’.
Molte altre an­co­ra sono ri­ma­ste in­ter­clu­se tra un bloc­co ur­ba­no e l’al­tro, tra un pa­laz­zo e l’al­tro, a volte con­ge­la­te a verde da in­cer­tez­ze giu­ri­di­co – bu­ro­cra­ti­che ed in­si­pien­ze im­pren­di­to­ria­li di ogni tipo.
Negli ul­ti­mi de­cen­ni, la cre­sci­ta della do­man­da di verde e la ri­du­zio­ne della do­man­da di im­mo­bi­li hanno raf­for­za­to que­sta real­tà.
In ter­mi­ni ur­ba­ni­sti­ci, molti faz­zo­let­ti sono di­ven­ta­te nuove aree verdi, pub­bli­che e pri­va­te, ov­ve­ro de­sti­na­te a parco e giar­di­no, ma molti altri pre­ser­va­no, an­co­ra oggi, la de­sti­na­zio­ne agri­co­la.
Ma, que­st’ul­ti­ma, salvo qual­che ec­cel­len­za, è una real­tà sulla carta. In­fat­ti, negli ul­ti­mi de­cen­ni tanto la città cre­sce­va, tanto la con­ve­nien­za della pro­du­zio­ne agri­co­la si ri­du­ce­va.
Nel­l’at­te­sa del cam­bio di de­sti­na­zio­ne, per edi­fi­ca­re, l’ab­ban­do­no s’af­fer­ma­va. Le ster­pa­glie, le di­sca­ri­che abu­si­ve ed altri usi il­le­ci­ti an­da­va­no a so­sti­tui­re le col­tu­re.

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Esem­pi di agri­col­tu­ra pe­ri-ur­ba­na

DO­MAN­DA DI RU­RA­LI­TA’ – TER­ZIA­RIO RU­RA­LE

In que­sto mo­sai­co di gran­di e pic­co­le aree, di col­ti­va­zio­ne esten­si­va e micro ru­ra­li­tà, di verde or­na­men­ta­le e spon­ta­neo, di pro­prie­tà pub­bli­ca e pri­va­ta, di con­fu­sio­ne nor­ma­ti­va e len­tez­za bu­ro­cra­ti­ca…, è cre­sciu­ta, a par­ti­re dal do­po­guer­ra, in un modo tutto ro­ma­no, la “do­man­da di ru­ra­li­tà”. Ov­ve­ro la ri­cer­ca del rap­por­to sal­vi­fi­co con il mondo “con­ta­di­no”, quin­di, del go­di­men­to di ser­vi­zi cul­tu­ra­li e socio – sa­ni­ta­ri in am­bi­to ru­ra­le, vale a dire il Ter­zia­rio Ru­ra­le.
La prima espres­sio­ne di que­sta do­man­da è stata la ri­cer­ca della casa con giar­di­no. Le ra­di­ci ru­ra­li di gran parte delle fa­mi­glie, af­fian­can­do­si al mito della villa, hanno spin­to molti ro­ma­ni a chie­de­re e co­strui­re case in pe­ri­fe­ria, con un po’ di verde in­tor­no. E mol­tis­si­me fa­mi­glie, come trac­cia delle loro ori­gi­ni, in quei faz­zo­let­ti­ni di terra, hanno pian­ta­to al­be­ri da frut­to ed hanno messo l’or­to.
Chi ne aveva i mezzi è an­da­to anche oltre le pe­ri­fe­rie, con se­con­de case ru­ra­li spar­se fino in To­sca­na, Um­bria ed Ab­bruz­zo, con altri orti, oli­ve­ti, vi­gne­ti… frui­ti per l’au­to­con­su­mo, ma sopra tutto come spa­zio di sta­tus e di iden­ti­tà.
Per que­ste stes­se pul­sio­ni, molte fa­mi­glie che pos­se­de­va­no fram­men­ti di terra “al paese”, anche se fuori scala per l’at­ti­vi­tà d’im­pre­sa pri­ma­ria, li hanno con­ser­va­ti ed hanno con­ti­nua­to a col­ti­var­li.
Que­sto “humus” di miti “con­ta­di­ni”, as­so­cia­to alla ri­cer­ca di li­ber­tà ed al­ter­na­ti­ve esi­sten­zia­li degli anni 60’, ha, poi, spin­to, inol­tre, tanti ra­gaz­zi ro­ma­ni, di quel pe­rio­do al “ri­tor­no alla terra”. Oc­cu­pa­ta, con­ces­sa, com­pra­ta o dei nonni, l’han­no “ri­sco­per­ta” ed hanno ten­ta­to di col­ti­va­ta.
In molti sono tor­na­ti a casa, in pochi ce l’han­no fatta. Ma co­mun­que, hanno in­ne­sta­to una forte spin­ta di cam­bia­men­to nel tes­su­to so­cia­le, an­co­ra ad­dor­men­ta­to, delle cam­pa­gne pe­ri-ur­ba­ne, ro­ma­ne e la­zia­li e non solo.

Que­sta con­ta­mi­na­zio­ne cul­tu­ra­le è stata fon­da­men­ta­le per­ché al­cu­ni agri­col­to­ri per­ce­pis­se­ro il va­lo­re sim­bo­li­co della “cam­pa­gna” ed il pos­si­bi­le mer­ca­to della sua frui­zio­ne, av­vian­do lo svi­lup­po della prima forma im­pren­di­to­ria­le di of­fer­ta di ru­ra­li­tà, l’a­gri­tu­ri­smo.
L’e­nor­me mer­ca­to co­sti­tui­to dalle fa­mi­glie ro­ma­ne ha, quin­di, spin­to i più “sve­gli” sia tra i “neo agri­col­to­ri del ri­tor­no alla terra,”, che tra i “paleo delle azien­de an­ti­che” ad apri­re case, azien­de e ca­stel­li.
Aria buona per ri­po­sar­si, cibi e vini, tanti e ge­nui­ni, per as­si­mi­la­re “fi­si­ca­men­te” il rap­por­to con la ru­ra­li­tà.
Con le prime leggi re­gio­na­li degli anni 70 e la legge qua­dro na­zio­na­le del 1985, la brec­cia, anche nel Lazio ed a Roma, era aper­ta [1] .
Ma, no­no­stan­te la forte pres­sio­ne del mer­ca­to, ci vor­ran­no an­co­ra due de­cen­ni per­ché al­l’a­gri­tu­ri­smo eno­ga­stro­no­mi­co si inizi ad as­so­cia­re l’of­fer­ta di ser­vi­zi cul­tu­ra­li.
La prima espres­sio­ne di que­sta pos­si­bi­li­tà sa­ran­no le fat­to­rie di­dat­ti­che. Nel Lazio, si ini­zia ad in­qua­dra­re giu­ri­di­ca­men­te il fe­no­me­no nel 2006 [2].
Su que­st’on­da, si av­vie­rà anche il mondo del­l’a­gri­col­tu­ra so­cia­le, ov­ve­ro la va­lo­riz­za­zio­ne del mondo ru­ra­le per l’of­fer­ta di ser­vi­zi socio as­si­sten­zia­li, di for­ma­zio­ne ed in­te­gra­zio­ne. La legge di ri­fe­ri­men­to re­gio­na­le è del 2015 [3].
Con­sa­pe­vo­lez­za dei be­ne­fi­ci ed in­cre­men­to della do­man­da por­te­ran­no un po’ di ser­vi­zi di ter­zia­rio ru­ra­le anche nelle scuo­le, ed in mi­su­ra molto li­mi­ta­ta, con l’a­gri­col­tu­ra te­ra­peu­ti­ca, nel mondo della sa­lu­te.
Pa­ral­le­la­men­te a que­sti svi­lup­pi cre­sce­va, per la stes­sa do­man­da di qua­li­tà am­bien­ta­le e va­lo­ri sim­bo­li­ci, il mondo della pro­du­zio­ne agri­co­la bio­lo­g­i­ca.

ORTI UR­BA­NI

In que­sto per­cor­so evo­lu­ti­vo si in­se­ri­sce, fin dai primi anni 80’ del mil­len­nio scor­so la ri­fles­sio­ne, cul­tu­ra­le ed ur­ba­ni­sti­ca, sugli orti ur­ba­ni.
Si muove, per prima, l’as­so­cia­zio­ne Ita­lia No­stra.
La per­ce­zio­ne delle loro po­ten­zia­li­tà di be­nes­se­re so­cia­le e della ne­ces­si­tà di in­qua­dra­men­to ur­ba­ni­sti­co – am­bien­ta­le spin­ge, in­fat­ti, al­cu­ni stu­dio­si a guar­da­re quel che fino ad al­lo­ra erano stati mezzi di sus­si­sten­za, eredi degli “orti di guer­ra”, con occhi nuovi [4].
Lo stu­dio pro­mos­so fo­to­gra­fe­rà una si­tua­zio­ne coe­ren­te con molti altri aspet­ti ur­ba­ni­sti­ci.
Da un lato le città del cen­tro nord, con un fe­no­me­no già strut­tu­ra­to, orti of­fer­ti dalle am­mi­ni­stra­zio­ni stes­se ai pen­sio­na­ti, su aree pub­bli­che, con ap­po­si­ti re­go­la­men­ti. Dal­l’al­tra quel­le del cen­tro sud, con orti spon­ta­nei dif­fu­si su ogni pos­si­bi­le spa­zio re­si­dua­le ed in­ter­clu­so.
Il sasso lan­cia­to sti­mo­le­rà molte am­mi­ni­stra­zio­ni del cen­tro nord a svi­lup­pa­re ed or­ga­niz­za­re sem­pre me­glio l’of­fer­ta di orti.
A Roma, re­si­sten­ze di vario tipo, no­no­stan­te studi e pro­po­ste, svi­lup­pa­te anche nel­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne stes­sa, la­sce­ran­no che il fe­no­me­no orti ri­man­ga spon­ta­neo, re­le­ga­to in spazi mar­gi­na­li [5].
Nel frat­tem­po, però, re­ce­pen­do le pul­sio­ni espres­se dalla “do­man­da di ru­ra­li­tà”, l’i­dea si era an­da­ta evol­ven­do. Le nuove ge­ne­ra­zio­ni, in con­di­zio­ni eco­no­mi­che mi­glio­ri, ve­do­no l’or­to ur­ba­no non più, solo, come sup­por­to alla sus­si­sten­za, ma anche come pos­si­bi­le am­bi­to di in­cre­men­to del be­nes­se­re.
Il man­gia­re or­tag­gi auto pro­dot­ti e sani, lo stare al­l’a­per­to, la pos­si­bi­li­tà di con­di­vi­de­re con altri l’at­ti­vi­tà di col­ti­va­zio­ne, la pos­si­bi­li­tà di con­tri­bui­re di­ret­ta­men­te a bo­ni­fi­ca­re e pro­teg­ge­re seg­men­ti di verde della città, sono tra gli ele­men­ti che hanno am­plia­to la pla­tea del­l’in­te­res­se per gli orti ur­ba­ni e dei po­ten­zia­li col­ti­va­to­ri.
Quin­di, anche a Roma, non più, an­zia­ni e di­soc­cu­pa­ti, con ra­di­ci con­ta­di­ne, ca­pa­ci oc­cu­pa­re e col­ti­va­re, abu­si­va­men­te, un pezzo di scar­pa­ta fer­ro­via­ria o di mar­gi­ne flu­via­le., ma tanti cit­ta­di­ni at­ti­vi.
Uo­mi­ni e donne, gio­va­ni, adul­ti ed an­zia­ni, con o senza cul­tu­ra con­ta­di­na, ma con­sa­pe­vo­li del va­lo­re so­cia­le ed am­bien­ta­le degli spazi non edi­fi­ca­ti e degli orti in par­ti­co­la­re. Ca­pa­ci, quin­di, di or­ga­niz­zar­si e di in­ter­lo­qui­re ef­fi­ca­ce­men­te con la Po­li­ti­ca e con l’Am­mi­ni­stra­zio­ne.
Que­sti cit­ta­di­ni ro­ma­ni hanno avuto l’a­bi­li­tà di or­ga­niz­zar­si in co­mi­ta­ti ed as­so­cia­zio­ni. Hanno sa­pu­to espri­me­re ener­gia, peso so­cia­le e po­li­ti­co, tali da tro­va­re, oc­cu­pa­re e va­lo­riz­za­re aree inu­ti­liz­za­te, per lo più di pro­prie­tà pub­bli­ca, ot­te­nen­do dalla po­li­ti­ca la tol­le­ran­za dello sta­tus quo.
Sono nati, in que­sto modo, a par­ti­re dal­l’i­ni­zio del se­con­do mil­len­nio, gli orti so­cia­li di Roma.
La po­li­ti­ca cit­ta­di­na, che non ha vo­lu­to or­ga­niz­za­re l’of­fer­ta di orti pub­bli­ci, com’e­ra stato fatto dalle città del cen­tro – nord, ha, quin­di, as­se­con­da­to lo svi­lup­po degli orti so­cia­li.
In­fat­ti, in que­sto modo, si ri­spon­de­va ad una vasta do­man­da so­cia­le ed al con­tem­po si met­te­va­no le forze della re­si­sten­za, in­ter­na ed ester­na al “Pa­laz­zo”, di fron­te al fatto com­piu­to.
La so­cie­tà ci­vi­le e le com­po­nen­ti at­ten­te e so­li­da­li della Po­li­ti­ca e del­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne, si di­mo­stra­va­no, quin­di, ca­pa­ci di su­pe­ra­re gl’in­te­res­si oscu­ri.
Pa­ral­le­la­men­te però, negli stes­si am­bi­ti cre­sce­va la con­sa­pe­vo­lez­za della ne­ces­si­tà di dare un as­set­to al fe­no­me­no.
In­fat­ti, nel 2015 si ot­tie­ne la de­li­be­ra n. 38 del Co­mu­ne di Roma, li­cen­zian­do il primo Re­go­la­men­to degli Orti Ur­ba­ni, su ter­re­ni di pro­prie­tà Co­mu­na­le. Seb­be­ne an­co­ra da af­fi­na­re, è già uno stru­men­to e potrà dare al tema orti un si­cu­ro im­pul­so po­si­ti­vo.

Il focus del “mo­del­lo ro­ma­no degli orti ur­ba­ni” è, quin­di, pro­prio nel fatto che la re­spon­sa­bi­li­tà della loro of­fer­ta non ri­ca­de solo sul­l’Am­mi­ni­stra­zio­ne co­mu­na­le, ma è con­di­vi­sa con altri sog­get­ti di pro­prie­tà, con molte as­so­cia­zio­ni di ge­stio­ne, con tanti esper­ti pro­mo­to­ri del tema e con gli “or­ti­sti” stes­si.
Le com­po­nen­ti di so­ste­gno al tema di Po­li­ti­ca ed Am­mi­ni­stra­zio­ne ro­ma­na si sono al­lea­te con le real­tà lo­ca­li, di­na­miz­zan­do il si­ste­ma[6].
Gli stru­men­ti nor­ma­ti­vi in corso di ve­ri­fi­ca po­tran­no dare il qua­dro nel quale que­sto po­ten­zia­li­tà pos­sa­no espri­mer­si al me­glio.
Pe­ral­tro, col­la­te­ral­men­te al­l’e­vo­lu­zio­ne degli orti su beni del Co­mu­ne, si vanno svi­lup­pan­do of­fer­te di orti in con­ces­sio­ne sia nel pri­va­to so­cia­le che nel pri­va­to puro.
Que­ste, meno le­ga­te al­l’as­sio­ma del costo so­cia­le, hanno po­tu­to esplo­ra­re forme d’im­pre­sa “pro­fit” in cui l’u­ti­le non è dato dalla pro­du­zio­ne di beni ali­men­ta­ri, ma dalla con­ces­sio­ne one­ro­sa della par­cel­la da col­ti­va­re e dai ser­vi­zi as­so­cia­ti, in ana­lo­gia a quan­to ac­ca­de in un club spor­ti­vo.
As­si­mi­la­bi­li ad altre forme di “eco­no­mia dello spa­zio at­trez­za­to”, que­ste im­pre­se de­ter­mi­na­no sia utili che ri­ca­du­te so­cia­li, non solo nel sod­di­sfa­re la do­man­da di orti, ma anche nel crea­re oc­cu­pa­zio­ne, ge­stio­ne del ter­ri­to­rio ed in­dot­to.

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Orto Ca­ri­tas pro­get­to Si­dig­med 2017 – Orto nella pe­ri­fe­ria di Roma

CON­CLU­SIO­NI

In sin­te­si, l’of­fer­ta di ser­vi­zi di go­di­men­to della ru­ra­li­tà si va am­plian­do e di­ver­si­fi­can­do e va dando un senso so­cio-cul­tu­ra­le ed eco­no­mi­co a por­zio­ni sem­pre più vaste del ter­ri­to­rio ru­ra­le del Co­mu­ne di Roma.
In­fat­ti, la forte do­man­da di ru­ra­li­tà con­fi­gu­ra­ta­si a Roma ha spin­to la so­cie­tà ci­vi­le e gli im­pren­di­to­ri a crea­re un’of­fer­ta di ser­vi­zi estre­ma­men­te ampia e di­ver­si­fi­ca­ta, do­ta­ta di gran­de re­si­lien­za, eco­no­mi­ca, tec­ni­ca, so­cia­le ed am­bien­ta­le.
Co­mun­que, la do­man­da po­ten­zia­le è molto al di là dal­l’es­se­re sod­di­sfat­ta. Ci sono an­co­ra molte pos­si­bi­li­tà, per at­ti­vi­tà pro­fit e non.
Tanto au­men­te­ran­no, tanto mag­gio­re sarà la quota di ter­ri­to­rio sot­trat­to, con la tu­te­la at­ti­va, alla ce­men­ti­fi­ca­zio­ne.
Va, pe­ral­tro, an­co­ra, sot­to­li­nea­to come que­sti “con­su­mi di ru­ra­li­tà”, oltre a sod­di­sfa­re esi­gen­ze so­cia­li, de­ter­mi­ni­no un im­po­nen­te in­dot­to di con­su­mi a monte ed a valle delle at­ti­vi­tà stes­se.
In­fat­ti, per frui­re della ru­ra­li­tà serve una vasta gamma di mezzi tec­ni­ci, ser­vi­zi di as­si­sten­za e di ani­ma­zio­ne che il mer­ca­to lo­ca­le offre.
Pos­sia­mo, quin­di, so­ste­ne­re che il “con­su­ma­to­re ro­ma­no di ru­ra­li­tà”, dal pro­prie­ta­rio della vil­let­ta al­l’or­ti­sta ur­ba­no, oltre a sod­di­sfa­re le pro­prie esi­gen­ze, è un ot­ti­mo crea­to­re d’in­dot­to di spesa, che dà la­vo­ro e sti­mo­la l’e­co­no­mia lo­ca­le.
Oltre ciò, porta anche un ri­le­van­te con­tri­bu­to per la tu­te­la del ter­ri­to­rio, per la crea­zio­ne di co­mu­ni­tà, per la con­ser­va­zio­ne della “cul­tu­ra ma­te­ria­le”. Temi “stra­te­gi­ci” che me­ri­ta­no un ul­te­rio­re ap­pro­fon­di­men­to.
Come già detto, a Roma e non solo, le op­por­tu­ni­tà di svi­lup­po sono an­co­ra molte.

RI­FE­RI­MEN­TI BI­BLIO­GRA­FI­CI

Legge 5 di­cem­bre 1985, n. 730, fir­ma­ta dal pre­si­den­te della Re­pub­bli­ca, Fran­ce­sco Cos­si­ga, dal pre­si­den­te del Con­si­glio, Bet­ti­no Craxi, dal mi­ni­stro del­l’A­gri­col­tu­ra, Fi­lip­po Maria Pan­dol­fi, dal guar­da­si­gil­li, Mino Mar­ti­naz­zo­li.

Mo­di­fi­che al Re­go­la­men­to re­gio­na­le 31 lu­glio 2007 n. 9 con­cer­nen­te: “Di­spo­si­zio­ni at­tua­ti­ve ed in­te­gra­ti­ve della legge 2 no­vem­bre 2006, n. 14 (Norme in ma­te­ria di agri­tu­ri­smo e tu­ri­smo ru­ra­le), re­la­ti­ve al­l’a­gri­tu­ri­smo”.

Legge n°141/2015, Re­go­la­men­to Re­gio­na­le n°11/2015.

Ita­lia No­stra, coord Giu­lio Rossi Cre­spi, Oreti Ur­ba­ni una ri­sor­sa, Fran­co An­ge­li Edi­to­re, 1982.

Co­mu­ne di Roma, studi sugli Orti Ur­ba­ni, 2000-2002.

Pro­get­to Si­dig-Med pro­mos­so e ge­sti­to da “Ri­sor­se per Roma” 2016-2018.

 

Fran­co Pao­li­nel­li è lau­rea­to in Scien­ze fo­re­sta­li pres­so la fa­col­tà di Agra­ria di Fi­ren­ze. Si oc­cu­pa di verde ur­ba­no, con par­ti­co­la­re at­ten­zio­ne a due temi: al­be­ri in città ed agri­col­tu­ra ur­ba­na, ar­go­men­ti che ha ap­pro­fon­di­to con un Ma­ster nel­l’1984 pres­so la Fa­cul­ty of Fo­re­stry di To­ron­to ed un altro, nel 2006, pres­so la Fa­col­tà di Scien­ze Agra­rie nel­l’A­te­neo della Tu­scia. Ha av­via­to, e di­ri­ge, la rete di ope­ra­to­ri S.A.P. (Sil­vi­cul­tu­ra Agro­cul­tu­ra Pae­sag­gio) e il pro­get­to “Va­lo­riz­za­zio­ne del Legno degli Al­be­ri di Città”. E-mail: pao­li­nel­li­fran­co­sap@​libero.​it

[1] la Legge 5 di­cem­bre 1985, n. 730, fir­ma­ta dal pre­si­den­te della Re­pub­bli­ca, Fran­ce­sco Cos­si­ga, dal pre­si­den­te del Con­si­glio, Bet­ti­no Craxi, dal mi­ni­stro del­l’A­gri­col­tu­ra, Fi­lip­po Maria Pan­dol­fi, dal guar­da­si­gil­li, Mino Mar­ti­naz­zo­li.

[2] Mo­di­fi­che al Re­go­la­men­to re­gio­na­le 31 lu­glio 2007 n. 9 con­cer­nen­te: “Di­spo­si­zio­ni at­tua­ti­ve ed in­te­gra­ti­ve della legge 2 no­vem­bre 2006, n. 14 (Norme in ma­te­ria di agri­tu­ri­smo e tu­ri­smo ru­ra­le), re­la­ti­ve al­l’a­gri­tu­ri­smo”.

[3] Legge n°141/2015, Re­go­la­men­to Re­gio­na­le n°11/2015.

[4] Ita­lia No­stra, coord Giu­lio Rossi Cre­spi, Oreti Ur­ba­ni una ri­sor­sa, Fran­co An­ge­li Edi­to­re, 1982.

[5] Co­mu­ne di Roma, studi sugli Orti Ur­ba­ni, 2000-2002.

[6] Per­cor­so, in qual­che modo se­gui­to dal pro­get­to “Si­dig­Med”, pro­mos­so e ge­sti­to dalla Par­te­ci­pa­ta del Co­mu­ne “Ri­sor­se per Roma”

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