Con­di­vi­di l'ar­ti­co­lo
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Israe­le: la tec­no­lo­gia ir­ri­gua dis­sol­ve la dot­tri­na clas­si­ca della fer­ti­li­tà


di An­to­nio Sal­ti­ni


Oliveto a Taybeh
Oli­ve­to a Tay­beh (Pa­le­sti­na) non lon­ta­no il de­ser­to di Giuda (foto F. Ma­ri­no)


Ca­do­no le fon­da­men­ta del­l’a­gro­no­mia ot­to­cen­te­sca


Oltre che epi­cen­tro delle le ten­sio­ni tra l’Oc­ci­den­te ed il Mondo arabo, dalla pro­pria fon­da­zio­ne Israe­le è stato straor­di­na­rio la­bo­ra­to­rio agro­no­mi­co. Scar­si­tà di acque e estre­ma po­ver­tà dei suoli, com­bi­na­ti alla di­spo­ni­bi­li­tà fi­nan­zia­ria as­si­cu­ra­ta dalla co­mu­ni­tà ebrai­ca in­ter­na­zio­na­le, hanno so­spin­to la ri­cer­ca di so­lu­zio­ni spe­ri­men­ta­li che per cin­que de­cen­ni si sono col­lo­ca­te al­l’a­van­guar­dia del pro­gres­so in­ter­na­zio­na­le della tec­no­lo­gia ir­ri­gua. L’e­vo­lu­zio­ne delle me­to­do­lo­gie ir­ri­gue da ap­pli­ca­re in Pa­le­sti­na è stata di­ret­ta, ini­zial­men­te, ad in­di­vi­dua­re le forme di ap­pli­ca­zio­ne più con­grue dei ca­no­ni del­l’a­gro­no­mia clas­si­ca a col­ti­va­zio­ni rea­liz­za­te in con­di­zio­ni as­so­lu­ta­men­te ec­ce­zio­na­li, gli spe­cia­li­sti israe­lia­ni idea­va­no, suc­ces­si­va­men­te, tec­ni­che di col­tu­ra che for­za­va­no i li­mi­ti del­l’a­gro­no­mia tra­di­zio­na­le, dalla quale si al­lon­ta­na­va­no sem­pre più si­gni­fi­ca­ti­va­men­te, fino a giun­ge­re alla for­mu­la­zio­ne di una dot­tri­na della col­ti­va­zio­ne che im­po­ne i ca­rat­te­ri di teo­ria agro­no­mi­ca nuova. È una ri­vo­lu­zio­ne scien­ti­fi­ca di cui è an­co­ra dif­fi­ci­le va­lu­ta­re pie­na­men­te le con­se­guen­ze fu­tu­re. Chi sia con­sa­pe­vo­le della com­ples­si­tà del pro­ces­so se­co­la­re da cui ha preso forma l’a­gro­no­mia clas­si­ca, e possa mi­su­ra­re quale coa­zio­ne sia de­sti­na­ta a rap­pre­sen­ta­te la ca­ren­za d’ac­qua per l’a­gri­col­tu­ra del fu­tu­ro, non può non guar­da­re con im­men­so in­te­res­se alle pro­ce­du­re ir­ri­gue pra­ti­ca­te dal de­ser­to del Ne­ghev al lago di Ti­be­ria­de. Pre­ce­du­ta da una serie di in­tui­zio­ni che erano ve­nu­te ma­tu­ran­do nella se­con­da metà del Set­te­cen­to, a opera so­prat­tut­to degli stu­dio­si bri­tan­ni­ci, l’a­gro­no­mia mo­der­na co­no­sce­va il pro­prio ma­ni­fe­sto nel­l’o­pe­ra di Ju­stus Lie­big, che nel se­con­do quar­to del­l’Ot­to­cen­to enu­clea­va i prin­ci­pi de­sti­na­ti a co­sti­tui­re il fon­da­men­to della pra­ti­ca agra­ria mo­der­na. Svi­lup­pa­ti dai suc­ces­so­ri, i suoi ca­po­sal­di pos­so­no rias­su­mer si in tre enun­cia­zio­ni:
– La ne­ces­si­tà, per lo svi­lup­po delle pian­te, della pre­sen­za, nel ter­re­no, di tre ele­men­ti chi­mi­ci fon­da­men­ta­li: l’a­zo­to, il fo­sfo­ro e il po­tas­sio, di al­cu­ni ele­men­ti com­ple­men­ta­ri, il cal­cio, il solfo, il ma­gne­sio, e di trac­ce di ele­men­ti ne­ces­sa­ri in quan­ti­tà in­fi­ni­te­si­ma­li, il ferro, il man­ga­ne­se, il boro e lo zinco. Gli ele­men­ti chi­mi­ci ne­ces­sa­ri alla cre­sci­ta de­vo­no es­se­re pre­sen­ti nelle pro­por­zio­ni ri­chie­ste dalla pian­ta: la ca­ren­za di uno solo de­ter­mi­na l’in­ca­pa­ci­tà del ve­ge­ta­le a uti­liz­za­re le quan­ti­tà mag­gio­ri dagli altri. La pre­sen­za nel ter­re­no degli ele­men­ti chi­mi­ci in rap­por­ti equi­li­bra­ti co­sti­tui­sce la fer­ti­li­tà chi­mi­ca del suolo.
– La ne­ces­si­tà della pre­sen­za nel suolo di una quan­ti­tà di acqua tale da con­sen­ti­re l’as­sor­bi­men­to degli ele­men­ti chi­mi­ci e la con­ti­nui­tà del­l’at­ti­vi­tà fo­to­sin­te­ti­ca, che non ec­ce­da, però, il li­vel­lo che im­pe­di­reb­be la cir­co­la­zio­ne nel suolo dell’ os­si­ge­no, ne­ces­sa­rio alla re­spi­ra­zio­ne delle ra­di­ci.
– La ne­ces­si­tà di un as­set­to fi­si­co del ter­re­no tale da con­sen­ti­re l’as­sol­vi­men­to delle due con­di­zio­ni pre­ce­den­ti, fa­vo­ren­do la mag­gio­re espan­sio­ne delle ra­di­ci alla ri­cer­ca di acqua e so­lu­ti: la somma delle ca­rat­te­ri­sti­che del suolo cor­ri­spon­den­ti a que­sta esi­gen­za viene de­fi­ni­ta fer­ti­li­tà fi­si­ca.
Tra i co­rol­la­ri che pos­so­no ri­ca­var­si dai tre po­stu­la­ti ca­pi­ta­li due pos­so­no es­se­re ri­cor­da­ti come fon­da­men­ta­li:
– Dal punto di vista na­tu­ra­li­sti­co, più ele­va­to ri­sul­ti, in un suolo, il li­vel­lo della fer­ti­li­tà chi­mi­ca e di quel­la fi­si­ca, mag­gio­ri sa­ran­no le sue ca­pa­ci­tà di fa­vo­ri­re lo svi­lup­po dei ve­ge­ta­li, tanto più ele­va­te ri­sul­te­ran­no, quin­di, le sue po­ten­zia­li­tà agro­no­mi­che e pro­dut­ti­ve.
– Co­sti­tuen­do scopo del­l’a­gro­no­mia l’ot­te­ni­men­to, da ogni col­tu­ra, della più alta pro­du­zio­ne di der­ra­te, il primo obiet­ti­vo delle tec­ni­che di col­ti­va­zio­ne deve in­di­vi­duar­si nel mi­glio­ra- mento si­ste­ma­ti­co dei ca­rat­te­ri del suolo che si com­pen­dia­no nella fer­ti­li­tà, prima con­di­zio­ne della pro­dut­ti­vi­tà agra­ria. L’a­gro­no­mia deve orien­ta­re, quin­di, i pro­ces­si pe­do­lo­gi­ci verso l’ac­cre­sci­men­to per­ma­nen­te della fer­ti­li­tà fi­si­ca, e as­si­cu­ra­re al ter­re­no gli ele­men­ti ne­ces­sa­ri a ren­de­re più ele­va­ta la fer­ti­li­tà chi­mi­ca. Esten­den­do il si­gni­fi­ca­to di una lo­cu­zio­ne ca­rat­te­ri­sti­ca del les­si­co agro­no­mi­co ame­ri­ca­no, buil­dup in soil fer­ti­li­ty, si può as­se­ri­re che primo scopo del­l’a­gro­no­mia mo­der­na è stato, dalla fon­da­zio­ne sulle so­glie del­l’Ot­to­cen­to, la “co­stru­zio­ne” della fer­ti­li­tà: un as­sun­to che com­pren­de l’im­pie­go dei mezzi che esal­ti­no la ca­pa­ci­tà di campo, la ca­pa­ci­tà del suolo, cioè, a con­ser­va­re le mag­gio­ri ri­ser­ve d’ac­qua.


Tra la pian­ta e il suolo re­la­zio­ni nuove


Sono que­sti prin­ci­pi, au­ten­ti­ci dogmi del­l’a­gro­no­mia clas­si­ca, i car­di­ni dai quali la nuova agri­col­tu­ra di Israe­le è ve­nu­ta pro­gres­si­va­men­te eman­ci­pan­do­si, fino a dare corpo ad una teo­ria della col­ti­va­zio­ne che ri­get­ta con­sa­pe­vol­men­te il ruolo che alla fer­ti­li­tà del ter­re­no, tanto fi­si­ca quan­to chi­mi­ca, hanno as­se­gna­to due se­co­li di pen­sie­ro agro­no­mi­co. Ascol­ta­re, dagli stu­dio­si israe­lia­ni, l’e­nun­cia­zio­ne dei pro­gram­mi di ri­cer­ca cui sono im­pe­gna­ti, l’il­lu­stra­zio­ne delle tec­no­lo­gie di col­ti­va­zio­ne in corso di spe­ri­men­ta­zio­ne nei campi degli isti­tu­ti agro­no­mi­ci, im­po­ne al cul­to­re di scien­ze agra­rie la per­ce­zio­ne di pe­ne­tra­re entro oriz­zon­ti scien­ti­fi­ci e tec­no­lo­gi­ci in cui il ter­re­no e le sue ca­rat­te­ri­sti­che hanno per­du­to per­si­no il di­rit­to alla men­zio­ne tra gli ele­men­ti ri­le­van­ti per giu­di­ca­re la fun­zio­na­li­tà del­l’at­ti­vi­tà agri­co­la. Di que­gli oriz­zon­ti chi scri­ve ef­fet­tua­va la prima esplo­ra­zio­ne nel corso della vi­si­ta al paese me­dio­rien­ta­le rea­liz­za­ta, nel­l’ot­to­bre del 1978, ospi­te di al­cu­ne so­cie­tà di at­trez­za­tu­re ir­ri­gue, ve­ri­fi­ca­va l’e­vo­lu­zio­ne delle tec­no­lo­gie os­ser­va­te, nel corso di una vi­si­ta più breve, nel 1993.


Schema impianto microirrigazione 
Sche­ma im­pian­to mi­croir­ri­ga­zio­ne


L’o­biet­ti­vo car­di­na­le della nuova scien­za agro­no­mi­ca israe­lia­na è la nu­tri­zio­ne bi­lan­cia­ta della pian­ta, che mira a rea­liz­za­re me­dian­te la som­mi­ni­stra­zio­ne di­ret­ta di so­lu­zio­ni nu­tri­ti­zie. De­fi­ni­to il pro­ble­ma del­l’a­li­men­ta­zio­ne delle pian­te come ri­cer­ca delle mo­da­li­tà per la for­ni­tu­ra di­ret­ta di acqua e so­lu­ti al­l’ap­pa­ra­to ra­di­ca­le, la fun­zio­ne del ter­re­no si ri­du­ce a quel­la di mero sup­por­to fi­si­co dei ve­ge­ta­li col­ti­va­ti, le sue ca­rat­te­ri­sti­che pe­do­lo­gi­che ri­sul­ta­no ri­le­van­ti solo in quan­to con­di­zio­nan­ti la pe­ne­tra­zio­ne delle so­lu­zio­ni fer­ti­liz­zan­ti fino alle ra­di­ci. Sti­ma­te con que­sto metro, le dif­fe­ren­ze che di­stin­guo­no i suoli si ri­du­co- no entro i ter­mi­ni di una clas­si­fi­ca­zio­ne estre­ma­men­te sche­ma­ti­ca, es­sen­do assai ampi i mar­gi­ni di va­ria­bi­li­tà entro i quali ter­re­ni se­pa­ra­ti da dif­fe­ren­ze pe­do­lo­gi­che in­gen­ti pre­sen­ta­no per­mea­bi­li­tà e ca­pa­ci­tà di im­bi­bi­zio­ne as­si­mi­la­bi­li.
Al­l’o­ri­gi­ne della straor­di­na­ria ri­vo­lu­zio­ne con­cet­tua­le pos­so­no iden­ti­fi­car­si, an­co­ra, i due ele­men­ti am­bien­ta­li che ren­do­no i suoli a di­spo­si­zio­ne degli agri­col­to­ri israe­lia­ni un ter­re­no spe­ri- men­ta­le as­so­lu­ta­men­te pe­cu­lia­re: la scar­si­tà del­l’ac­qua e la po­ver­tà na­tu­ra­le dei suoli, ge­ne­ral­men­te di scar­sa pro­fon­di­tà e ad al­tis­si­mo con­te­nu­to di sche­le­tro: il frut­to evi­den­te di quat­tro mil­len­ni di so­vra­pa­sco­lo e di col­ti­va­zio­ni di ra­pi­na. Due ele­men­ti tali da im­por­re, alla luce dei ca­no­ni del­l’a­gro­no­mia clas­si­ca, un giu­di­zio ca­te­go­ri­ca­men­te ne­ga­ti­vo sulle pos­si­bi­li­tà di sfrut­ta­men­to agri­co­lo red­di­ti­zio di gran parte dei suoli del Paese. L’e­la­bo­ra­zio­ne di una teo­ria agro­no­mi­ca nuova ha co­sti­tui­to, quin­di, l’u­ni­ca stra­da aper­ta da­van­ti ai pro­gram­ma­to­ri dello svi­lup­po del nuovo stato ebrai­co per esten­de­re la col­ti­va­zio­ne al di là delle su­per­fi­ci di fon­do­val­le che nel 1948 erano già in­ten­sa- mente im­pie­ga­te, il cui sfrut­ta­men­to più in­ten­si­vo non era ri­te­nu­to suf­fi­cien­te per rea­liz­za­re una pro­du­zio­ne agri­co­la di di­men­sio­ni pro­por­zio­na­te alla vita eco­no­mi­ca del Paese. In coe­ren­za alle pre­mes­se am­bien­ta­li ed eco­no­mi­che che ne hanno de­ter­mi­na­to il pren­de­re corpo, la nuova agro­no­mia di Israe­le si fonda su una re­vi­sio­ne ra­di­ca­le della con­ce­zio­ne tra­di­zio­na­le delle re­la­zio­ni tra di­spo­ni­bi­li­tà idri­ca del suolo e pro­dut­ti­vi­tà delle pian­te col­ti­va­te. Mi il­lu­stra, du­ran­te il sog­gior­no israe­lia­no, le coor­di­na­te del ca­po­vol­gi­men­to con­cet­tua­le il pro­fes­sor Eli Ra­vi­tz, uno degli ar­te­fi­ci della nuova dot­tri­na del­l’u­so del­l’ac­qua. L’ar­go­men­ta­zio­ne che mi pro­po­ne si svi­lup­pa dagli as­sun­ti “clas­si­ci”, i prin­ci­pi sul fab­bi­so­gno idri­co delle pian­te enun­cia­ti, nel primo quar­to del No­ve­cen­to, da Frank Veih­meyer, che de­fi­ni­va il con­cet­to di stato di sa­tu­ra­zio­ne, il mas­si­mo con­te­nu­to di acqua che si re­gi­stra nel ter­re­no dopo un adac­qua­men­to, quel­lo di ca­pa­ci­tà di campo, la quan­ti­tà d’ac­qua trat­te­nu­ta dal ter­re­no quan­do ter­mi­na la per­co­la­zio­ne pro­dot­ta dalla forza di gra­vi­tà, e quel­lo di punto di ap­pas­si­men­to, che cor­ri­spon­de alla quan­ti­tà d’ac­qua pre­sen­te nel ter­re­no quan­do le forze igro­sco­pi­che delle par­ti­cel­le ter­ro­se pre­val­go­no sulla ca­pa­ci­tà di su­zio­ne, spe­ci­fi­ca per ogni spe­cie, e la pian­ta non è più in grado di as­su­me­re acqua. Nel­l’in­ter­val­lo tra ca­pa­ci­tà di campo e punto di ap­pas­si­men­to Veih­meyer af­fer­ma­va sus­si­ste­re l’in­dif­fe­ren­za della pian­ta ad ogni va­ria­zio­ne del­l’u­mi­di­tà del suolo: in qual­sia­si punto in­ter- medio tra gli estre­mi ogni spe­cie sa­reb­be, in­fat­ti, egual­men­te in grado di as­su­me­re l’ac­qua ne­ces­sa­ria ai pro­pri pro­ces­si vi­ta­li.
La sup­po­sta in­dif­fe­ren­za co­sti­tui­va la ra­gio­ne della cri­ti­ca che alla con­ce­zio­ne di Veih­meyer muo­ve­va, negli anni suc­ces­si­vi, un grup­po di fi­sio­lo­gi ve­ge­ta­li, primo tra i quali L. A. Ri­chards, che, spe­ri­men­tan­do su suoli di­ver­si da quel­li im­pie­ga­ti da Veih­meyer, giun­ge­va a enun­cia­re un’i­po­te­si op­po­sta, per la quale tra la ca­pa­ci­tà di campo e il punto di ap­pas­si­men­to la pian­ta sa­reb­be co­stret­ta ad uno sfor­zo cre­scen­te per as­su­me­re l’ac­qua ne­ces­sa­ria. Per ogni suolo e per ogni spe­cie ve­ge­ta­le sa­reb­be pos­si­bi­le, se­con­do Ri­chards, de­ter­mi­na­re un li­vel­lo di umi­di­tà cri­ti­ca, da im­pie­ga­re quale in­di­ca­to­re del mo­men­to in cui si im­por­reb­be l’in­ter­ven­to ir­ri­guo. Ri­cor­dan­do le ri­cer­che con­dot­te dal­l’i­sti­tu­to Vol­ca­ni, di cui di­ri­ge il di­par­ti­men­to di studi sul­l’ir­ri­ga­zio­ne, per ri­sol­ve­re l’an­ti­te­si tra le ipo­te­si con­trap­po­ste, Ra­vi­tz spie­ga che quel­le ri­cer­che hanno por­ta­to a de­ter­mi­na­re che la curva di as­sor­bi­men­to del­l’ac­qua da parte dei ve­ge­ta­li cor­ri­spon­de so­stan­zial­men­te a quel­la pro­po­sta da Veih­meyer, anche se i rap­por­ti tra ten­sio­ne e quan­ti­tà as­sor­bi­ta sa­reb­be­ro di­ver­si da quel­li po­stu­la­ti dal fon­da­to­re degli studi di idro­bio­lo­gia.


Tra­spi­ra­zio­ne e pro­dut­ti­vi­tà


Il ri­sul­ta­to più si­gni­fi­ca­ti­vo di quel­le ri­cer­che sa­reb­be stato, tut­ta­via, sot­to­li­nea Ra­vi­tz, la sco­per­ta della cor­ri­spon­den­za di­ret­ta, in campo, tra tra­spi­ra­zio­ne e pro­du­zio­ne. La pian­ta pro­du­ce so­stan­za secca, cioè, in pro­por­zio­ne di­ret­ta al­l’en­ti­tà del­l’ac­qua tra­spi­ra­ta: per ot­te­ne­re da una col­tu­ra l’e­spres­sio­ne delle mas­si­me ca­pa­ci­tà pro­dut­ti­ve oc­cor­re as­si­cu­rar­le, nelle ore di mag­gio­re in­so­la­zio­ne, la pos­si­bi­li­tà di una tra­spi­ra­zio­ne inin­ter­rot­ta. In ter­mi­ni ap­pli­ca­ti­vi tutte le tec­ni­che ir­ri­gue che con­sen­to­no, nel pe­rio­do tra due ero­ga­zio­ni, un ab­bas­sa­men­to del­l’u­mi­di­tà del ter­re­no tale da com­por­ta­re ri­du­zio­ni di tra­spi­ra­zio­ne, com­por­ta­no, ine­vi­ta­bil­men­te, per­di­te di pro­du­zio­ne. Dal­l’e­nun­cia­zio­ne deve de­dur­si, ar­go­men­ta Ra­vi­tz, che le forme di ir­ri­ga­zio­ne più ef­fi­cien­ti sono quel­le ca­pa­ci di as­si­cu­ra­re alla pian­ta un as­sor­bi­men­to ab­bon­dan­te e con­ti­nuo. Po­stu­lan­do, per l’ir­ri­ga­zio­ne di una su­per­fi­cie de­ter­mi­na­ta, la di­spo­ni­bi­li­tà di un vo­lu­me d’ac­qua de­fi­ni­to, som­mi­ni­stra­re la me­de­si­ma quan­ti­tà a turni più brevi, in modo da man­te­ne­re co­stan­te il li­vel­lo di tra­spi­ra­zio­ne delle pian­te, con­sen­te pro­du­zio­ni più ele­va­te della som­mi­ni­stra­zio­ne del­l’i­den­ti­ca quan­ti­tà di acqua a in­ter­val­li più ampi, tra i quali le ca­du­te del li­vel­lo di umi­di­tà im­pon­ga­no alla col­tu­ra pe­rio­di di at­ti­vi­tà tra­spi­ra­to­ria ri­dot­ta. In que­sti prin­ci­pi, sot­to­li­nea Ra­vi­tz, de­fi­ni­ti negli anni ’60, v’e­ra­no i pre­sup­po­sti teo­ri­ci del­l’ir­ri­ga­zio­ne a goc­cia, una pro­ce­du­ra il cui si­gni­fi­ca­to fon­da­men­ta­le non deve es­se­re iden­ti­fi­ca­to, ri­ba­di­sce, nella ri­du­zio­ne dei vo­lu­mi di acqua im­pie­ga­ta, che può co­sti­tuir­ne il cor­re­la­to, ma la mag­gio­re pro­dut­ti­vi­tà del suo im­pie­go.
Lo stes­so obiet­ti­vo di au­men­ta­re la fre­quen­za degli adac­qua­men­ti, as­si­cu­ran­do alle pian­te in col­tu­ra la co­stan­za di di­spo­ni­bi­li­tà ot­ti­ma­li, è pa­le­se­men­te sot­to­po­sto, ove si esclu­da di au­men­ta­re i vo­lu­mi com­ples­si­vi, a una con­di­zio­ne: che la quan­ti­tà d’ac­qua ero­ga­ta ad ogni in­ter­ven­to possa es­se­re di­mi­nui­ta in pro­por­zio­ne al loro au­men­to nu­me­ri­co. Posta, tut­ta­via, l’e­vi­den­te im­pos­si­bi­li­tà di man­te­ne­re, con quan­ti­tà ri­dot­te, il grado di umi­di­tà ot­ti­ma­le nel vo­lu­me com­ples­si­vo del suolo, il pro­po­si­to di as­si­cu­ra­re alle ra­di­ci un as­sor­bi­men­to con­ti­nuo si tra­du­ce nel que­si­to sulla pos­si­bi­li­tà di for­ni­re alla pian­ta l’ac­qua in un’a­rea ri­dot­ta, nella ne­ces­si­tà, quin­di, di ve­ri­fi­ca­re le con­se­guen­ze del man­te­ni­men­to del li­vel­lo di umi­di­tà ot­ti­ma­le in un vo­lu­me cir­co- scrit­to di ter­re­no. Il que­si­to di­schiu­de­va ai ri­cer­ca­to­ri israe­lia­ni un ter­re­no di in­da­gi­ni nuovo, ri­cor­da Ra­vi­tz, sul quale avreb­be­ro do­vu­to in­di­vi­dua­re l’en­ti­tà del vo­lu­me di terra ir­ri­ga­ta ne­ces­sa­rio al sod­di­sfa­ci­men­to delle esi­gen­ze di mas­si­ma tra­spi­ra­zio­ne di ogni spe­cie col­ti­va­ta. La ri­cer­ca di quel­l’en­ti­tà con­du­ce­va a de­fi­ni­re il se­con­do pre­sup­po­sto teo­ri­co per la con­ge­gna­zio­ne delle tec­ni­che di ir­ri­ga­zio­ne a goc­cia. Il­lu­stra­no al vi­si­ta­to­re ita­lia­no i rap­por­ti tra l’ap­pa­ra­to ra­di­ca­le ed il vo­lu­me di terra in­te­res­sa­to dal­l’ir­ri­ga­zio­ne nei si­ste­mi a goc­cia due ri­cer­ca­to­ri del­l’I­sti­tu­to Vol­ca­ni, il dott. Broi­di e del dot­tor H. Bie­lo­roi. Le espe­rien­ze israe­lia­ne hanno pro­va­to, ri­fe­ri­sco­no, che la mole di ter­re­no esplo­ra­ta dalle ra­di­ci può esse- re sen­si­bil­men­te ri­dot­ta, ri­spet­to a quan­to po­stu­la l’a­gro­no­mia “clas­si­ca”, che esal­ta gli ef­fet­ti di un ap­pa­ra­to ra­di­ca­le espan­so, ove alla pian­ta si for­ni­sca­no, con­giun­ta­men­te, l’ac­qua e le so- stan­ze fer­ti­liz­zan­ti ne­ces­sa­rie. Il ri­go­glio ve­ge­ta­ti­vo non è fun­zio­ne, in­fat­ti, del­l’e­sten­sio­ne del­l’ap­pa­ra­to ra­di­ca­le, ma del­l’ef­fi­cien­za con cui as­si­cu­ra alla pian­ta, qual­sia­si ne siano le di­men­sio­ni, acqua e so­lu­ti. Le pian­te pos­so­no espri­me­re il mas­si­mo delle ca­pa­ci­tà pro­dut­ti­ve con un ap­pa­ra­to ra­di­ca­le ri­dot­to, pur­ché for­ni­sca l’ac­qua e i fer­ti­liz­zan­ti ne­ces­sa­ri allo svi­lup­po più in­ten­so. L’ir­ri­ga­zio­ne a goc­cia è stata con­ce­pi­ta per for­ni­re ad ap­pa­ra­ti ra­di­ca­li ri­dot­ti gli ele­men­ti ne­ces­sa­ri a pro­du­zio­ni ot­ti­ma­li.
Dif­fe­ren­ze di ri­lie­vo sus­si­sto­no, ri­co­no­sco­no i due ri­cer­ca­to­ri, tra il vo­lu­me di ter­re­no in cui è pos­si­bi­le con­te­ne­re l’at­ti­vi­tà ra­di­ca­le di una pian­ta al­le­va­ta, dalla ger­mo­glia­zio­ne o dal tra­pian­to, con un me­to­do a goc­cia, e quel­lo ne­ces­sa­rio ad una pian­ta al­le­va­ta con me­to­di ir­ri­gui di­ver­si, di cui si vo­glia ini­zia­re l’ir­ri­ga­zio­ne a goc­cia ad un punto avan­za­to del ciclo vi­ta­le. Nel se­con­do caso il ter­re­no man­te­nu­to umido potrà es­se­re con­te­nu­to, non quan­to possa es­ser­lo, tut­ta­via, per pian­te che si siano svi­lup­pa­te in re­gi­me di ir­ri­ga­zio­ne a goc­cia. La con­ver­sio­ne da una forma di ir­ri­ga­zio­ne che in­te­res­si l’in­te­ro campo al­l’ir­ri­ga­zio­ne lo­ca­liz­za­ta im­po­ne alla pian­ta, in­fat­ti, la ri­du­zio­ne della fra­zio­ne at­ti­va del­l’ap­pa­ra­to ra­di­ca­le: il con­te­ni­men­to non com­pro­met­te­rà la pro­dut­ti­vi­tà fino al punto in cui le ra­di­ci at­ti­ve siano in grado di as­sor­bi­re tutta l’ac­qua ed so­lu­ti chi­mi­ci ne­ces­sa­ri, la ri­dur­rà se le ra­di­ci rag­giun­te dal­l’ac­qua non siano in grado, per l’età, di svi­lup­pa­re un ca­pil­li­zio ade­gua­to alle esi­gen­ze ve­ge­ta­ti­ve. Le ra­di­ci col­lo­ca­te nel ter­re­no che non sarà più rag­giun­to dal­l’ir­ri­ga­zio­ne con­ti­nue­ran­no ad as­sol­ve­re alle fun­zio­ni di an­co­rag­gio fi­si­co en­tran­do, nei pe­rio­di asciut­ti, in dor­mien­za, per riac­qui­sta­re le pro­prie fun­zio­ni fi­sio­lo­gi­che nei mesi in­ver­na­li e pri­ma­ve­ri­li, quan­do l’in­te­ra su­per­fi­cie del suolo sarà ba­gna­ta dalle piog­ge.
Il vo­lu­me del ter­re­no man­te­nu­to umido deve es­se­re cor­re­la­to, pre­ci­sa­no Broi­di e Bie­lo­roi, alle ca­rat­te­ri­sti­che mor­fo­lo­gi­che e fi­sio­lo­gi­che della spe­cie col­ti­va­ta: la “ci­pol­la” di suolo ba­gna­to deve avere cioè, di­men­sio­ni ade­gua­te alla at­ti­tu­di­ni di ogni spe­cie e cul­ti­var ad espan­de­re il pro­prio ap­pa­ra­to ra­di­ca­le. De­ter­mi­na­to il vo­lu­me di terra da ir­ri­ga­re se ne de­su­me­rà la quan­ti­tà di acqua da ero­ga­re nel­l’u­ni­tà di tempo, che de­ter­mi­ne­rà la scel­ta dei due ele­men­ti es­sen­zia­li per la pro­get­ta­zio­ne, il dia­me­tro dei tubi e la loro di­stan­za, nella cui scel­ta do­vran­no con­si­de­rar­si, oltre alle ra­gio­ni tec­no­lo­gi­che, quel­le sug­ge­ri­te dalla di­ver­sa eco­no­mi­ci­tà dei ma­te­ria­li.
Al di là, pe­ral­tro, delle con­se­guen­ze ap­pli­ca­ti­ve e pro­get­tua­li, è sul ter­re­no della som­mi­ni­stra­zio­ne dei fer­ti­liz­zan­ti che la con­ce­zio­ne del­l’im­pie­go del­l’ac­qua messa a punto nelle isti­tu­zio­ni agro­no­mi­che israe­lia­ne ri­ve­la il si­gni­fi­ca­to di­rom­pen­te su prin­ci­pi car­di­na­li del­l’a­gro­no­mia “clas­si­ca”. Se, in­fat­ti, as­sor­bi- mento idri­co e as­sun­zio­ne mi­ne­ra­le co­sti­tui­sco­no il bi­no­mio su cui deve fon­dar­si ogni dot­tri­na della cre­sci­ta ve­ge­ta­le e ogni pro­ce­du­ra agro­no­mi­ca, in­te­gran­do­si con le nuove ipo­te­si sul­l’as­sor­bi­men­to idri­co delle ra­di­ci le pro­po­ste degli scien­zia­ti israe­lia­ni in tema di fer­ti­liz­za­zio­ne com­ple­ta­no la co­stru­zio­ne di quel­l’e­di­fi­cio scien­ti­fi­co e tec­no­lo­gi­co la cui or­ga­ni­ci­tà pre­ten­de i ti­to­li di dot­tri­na agro­no­mi­ca ori­gi­na­le.


An­to­nio Sal­ti­ni, gior­na­li­sta e do­cen­te di Sto­ria del­l’A­gri­col­tu­ra alla Fa­col­tà di Agra­ria al­l’U­ni­ver­si­tà di Mi­la­no. Nel corso della sua at­ti­vi­tà come gior­na­li­sta ha col­la­bo­ra­to a di­ver­si pe­rio­di­ci ed ha di­ret­to la ri­vi­sta men­si­le di agri­col­tu­ra Genio Ru­ra­le ed è stato vi­ce­di­ret­to­re del set­ti­ma­na­le Terra e Vita. E’ au­to­re della mo­nu­men­ta­le opera “Sto­ria delle Scien­ze Agra­rie” in 7 vo­lu­mi.


 








An­to­nio Sal­ti­ni – Sto­ria delle Scien­ze agra­rie
Sto­ria delle scien­ze agra­rie opera in sette vo­lu­mi.

Al­l’e­di­zio­ne ha pre­sta­to la pro­pria egida il fio­ren­ti­no Museo Ga­li­leo per la sto­ria della scien­za.
http://​www.​ite​mpid​ella​terr​a.​org/

image_pdfimage_print

Con­di­vi­di l'ar­ti­co­lo
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •