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di Paolo Degli An­to­ni

I pae­sag­gi sto­ri­ci

Mon­te­ne­ro, col­lo­ca­to su una col­li­na che do­mi­na il mare e il porto di Li­vor­no, è tra i luo­ghi della To­sca­na di mag­gior fama, do­vu­ta par­ti­co­lar­men­te al suo ce­le­bre San­tua­rio de­di­ca­to alla Ma­don­na delle Gra­zie. Prima del­l’e­ven­to fon­da­ti­vo nel XIV se­co­lo, l’am­pia zona com­pre­sa tra An­ti­gna­no e il colle oggi de­no­mi­na­to Monte Nero (al­lo­ra noto col nome di Monte del Dia­vo­lo) in­cu­te­va ti­mo­re ai viag­gia­to­ri tran­si­tan­ti per la via ma­rem­ma­na, per la pre­sen­za di un folto bosco nel quale si na­scon­de­va­no bri­gan­ti, de­scrit­to an­co­ra a metà ‘800 in ter­mi­ni ne­ga­ti­vi da Giu­sep­pe Vi­vo­li nella sua guida di Li­vor­no an­ti­co e mo­der­no: “Avan­ti il regno di Co­si­mo I i suoi con­tor­ni erano or­ri­di … tra quel­le aspre fo­re­ste … non ve­ge­ta­no che quer­cie an­no­se su quel­le pen­di­ci”.

Nel XVI se­co­lo la città pen­ta­go­na­le di nuova fon­da­zio­ne ebbe come prin­ci­pa­le asse di sim­me­tria la via che tra­guar­da­va Mon­te­ne­ro, lungo la quale nei se­co­li suc­ces­si­vi fu­ro­no co­strui­te cap­pel­le pro­ces­sio­na­li e ville si­gno­ri­li, per­ma­nen­do tut­ta­via la ma­tri­ce bo­schi­va nella ri­ser­va di cac­cia me­di­cea isti­tui­ta nel 1618. Nel XVIII se­co­lo Mon­te­ne­ro di­ven­ne un ri­cer­ca­to luogo di vil­leg­gia­tu­ra per ric­chi li­vor­ne­si e fo­re­stie­ri (anche fa­mo­si), tanto che Carlo Gol­do­ni vi am­bien­tò la sua tri­lo­gia della vil­leg­gia­tu­ra; molti ter­re­ni fu­ro­no messi a col­tu­ra, a se­mi­na­ti­vo con or­di­na­men­to ce­rea­li­co­lo e più tardi anche a oli­ve­to.

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Fig. 1 An­gio­lo Tom­ma­si. Pae­sag­gio (Mon­te­ne­ro) 1890 Asta Far­set­ti 10/10/20

Tra l’U­ni­tà d’I­ta­lia e la metà del XX se­co­lo il ter­ri­to­rio fu to­tal­men­te de­bo­sca­to, come mo­stra­no di­pin­ti di An­gio­lo Tom­ma­si, di Eu­ge­nio Cec­co­ni e la Carta fo­re­sta­le del Regno d’I­ta­lia in scala 1:100000. In que­st’ul­ti­ma si può in­di­vi­dua­re un qua­dra­to di tre chi­lo­me­tri di lato in gran parte so­vrap­po­ni­bi­le coi ba­ci­ni idro­gra­fi­ci dei fossi della Ban­di­tel­la, delle Ca­si­ne e della Gior­gia, utile per ef­fet­tua­re gli op­por­tu­ni con­fron­ti con gli aspet­ti suc­ces­si­vi.

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Fig. 2 Carta fo­re­sta­le del Regno d’I­ta­lia. Mi­PAAF

Quan­to ac­ca­du­to nel ‘700 e tra metà ‘800 e metà ‘900 è un esem­pio di quan­to ra­di­ca­li e ve­lo­ci pos­sa­no es­se­re le tra­sfor­ma­zio­ni del pae­sag­gio e le va­ria­zio­ni del­l’in­di­ce di na­tu­ra­li­tà, sti­ma­bi­le nel qua­dra­to con­si­de­ra­to in 8 fino al XIV se­co­lo, 1,5 tra metà ‘800 e metà ‘900, 3 nel pre­sen­te se­co­lo.

Le tra­sfor­ma­zio­ni re­cen­ti

La Carta re­gio­na­le del­l’U­so del suolo (da or­to­fo­to 1978, scala 1:25000) mo­stra l’av­ve­nu­ta ur­ba­niz­za­zio­ne di An­ti­gna­no, l’e­span­sio­ne edi­li­zia di Mon­te­ne­ro e un mo­sai­co agro-fo­re­sta­le con se­mi­na­ti­vi nudi e oli­va­ti, in pic­co­la parte ab­ban­do­na­ti, poche col­tu­re ar­bo­ree spe­cia­liz­za­te; com­pa­io­no anche cedui radi o de­gra­da­ti. La car­to­gra­fia in­te­rat­ti­va del­l’u­so del suolo 2016 della Re­gio­ne To­sca­na in scala 1:10000 ri­ve­la con mag­gior det­ta­glio le tra­sfor­ma­zio­ni av­ve­nu­te in quasi un qua­ran­ten­nio, di­stin­guen­do il tes­su­to ur­ba­no denso da quel­lo rado delle ville e bo­schi di tipo di­ver­so, di co­ni­fe­re o la­ti­fo­glie o in tran­si­zio­ne post­col­tu­ra­le; la ma­tri­ce agri­co­la è persa, agri­col­tu­ra, fo­re­ste e abi­ta­to (38%) sono fram­men­ta­ti e fit­ta­men­te in­ter­se­ca­ti.

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Fig. 3 Uso del Suolo 1978 e 2016 Geo­sco­pio Re­gio­ne To­sca­na

Co­ri­ne Land Cover li­vel­lo 3, in scala 1:100000, con­fer­ma l’as­sen­za di ma­tri­ce ri­co­no­sci­bi­le e la fram­men­ta­zio­ne dei tipi prin­ci­pa­li, ri­co­no­scen­do tut­ta­via solo due tipi di col­tu­re agra­rie: 242 e 243, si­ste­mi par­ti­cel­la­ri com­ples­si, nel se­con­do caso con spazi na­tu­ra­li im­por­tan­ti; que­sto è do­vu­to alla di­men­sio­ne delle sin­go­le di­stin­te unità ri­le­va­te, sem­pre in­fe­rio­re ai 25 Ha l’una, su­per­fi­cie mi­ni­ma car­to­gra­fa­ta. La ve­ge­ta­zio­ne fo­re­sta­le si pre­sen­ta nelle tre clas­si di­ver­se più pre­ci­sa­men­te in­di­vi­dua­te nella carta re­gio­na­le. Nel qua­dra­to pre­scel­to di tre chi­lo­me­tri di lato sono pre­sen­ti sette clas­si, in­di­ca­ti­ve di un pae­sag­gio trop­po ete­ro­ge­neo e con un in­di­ce di na­tu­ra­li­tà me­dio-bas­so. L’A­gen­zia am­bien­ta­le eu­ro­pea col na­vi­ga­to­re car­to­gra­fi­co Co­per­ni­cus con­sen­te con­fron­ti tem­po­ra­li; nel qua­dra­to in esame ri­sul­ta­no im­por­tan­ti tra­sfor­ma­zio­ni con­cen­tra­te nel de­cen­nio 1990-2000, du­ran­te il quale il 10% del ter­ri­to­rio ha cam­bia­to uso, il 5% gra­zie al­l’e­vo­lu­zio­ne da neo­for­ma­zio­ni fo­re­sta­li a bo­schi di co­ni­fe­re (pino d’A­lep­po, in minor mi­su­ra ma­rit­ti­mo), il 5% è stato ar­ti­fi­cia­liz­za­to per ef­fet­to delle pia­ni­fi­ca­zio­ne ur­ba­ni­sti­ca vi­gen­te al­l’e­po­ca. In real­tà l’ur­ba­niz­za­zio­ne e la ri­co­lo­niz­za­zio­ne ve­ge­ta­zio­na­le sono pro­se­gui­te anche suc­ces­si­va­men­te, come si evin­ce dalla carta re­gio­na­le di mag­gior det­ta­glio, ma con am­plia­men­ti uni­ta­ri in­fe­rio­ri ai 5 Ha, esten­sio­ne mi­ni­ma ri­le­va­ta al li­vel­lo 3.

CORINE Land Cover Level 3
Fig. 4 CO­RI­NE Land Cover Level 3

Ri­col­ti­va­zio­ne e ri­na­tu­ra­liz­za­zio­ne

Un caso pa­ra­dig­ma­ti­co delle si­mul­ta­nee ur­ba­niz­za­zio­ne e ri­na­tu­ra­liz­za­zio­ne del ter­ri­to­rio è of­fer­to da al­cu­ne aree di sag­gio se­gui­te a terra per quasi tren­t’an­ni in lo­ca­li­tà An­ti­gna­no in un ter­re­no col­ti­va­to a se­mi­na­ti­vo mar­gi­nal­men­te ar­bo­ra­to a olivo fino al 1978; al suo ab­ban­do­no col­tu­ra­le seguì la pro­gres­si­va ri­co­lo­niz­za­zio­ne da parte della ve­ge­ta­zio­ne fo­re­sta­le cir­co­stan­te, ri­le­va­ta come bosco de­gra­da­to nella carta pro­vin­cia­le del­l’u­so del suolo 1987. Nel 1994 nei 60 m2 cam­pio­na­ti si pre­sen­ta­va­no sette esem­pla­ri di spe­cie ar­bo­ree: 5 pini d’A­lep­po di al­tez­za com­pre­sa tra meno di un metro e quasi 4, un gio­va­ne al­lo­ro e un lec­cio alto 1,5m. Nel 1996 detto ter­re­no ri­sul­ta­va in parte ri­mes­so a col­tu­ra come giar­di­no-or­to-frut­te­to ama­to­ria­le di per­ti­nen­za del­l’a­dia­cen­te abi­ta­zio­ne su­bur­ba­na. La por­zio­ne non ri­col­ti­va­ta ha pro­se­gui­to la sua evo­lu­zio­ne in una stri­scia di lec­ce­ta pura e in una pi­ne­ta, en­tram­be re­gi­stra­te dal­l’U­so del Suolo re­gio­na­le su Geo­sco­pio dal 2007 al 2016. Le aree di sag­gio sun­no­mi­na­te ri­ca­do­no in una cella del­l’in­ven­ta­rio fo­re­sta­le re­gio­na­le, clas­se 512 bo­schi misti di co­ni­fe­re e la­ti­fo­glie, a pino d’A­lep­po e lec­cio.

Come spes­so ac­ca­de, al­l’en­tu­sia­smo ini­zia­le dei col­ti­va­to­ri ama­to­ria­li segue un pro­gres­si­vo di­sin­te­res­se, do­vu­to al­l’e­tà, a mu­ta­ti in­te­res­si e con­di­zio­ni di sa­lu­te; il ter­re­no ri­col­ti­va­to non è più stato la­vo­ra­to nel 2019-2020 con­sen­ten­do la co­lo­niz­za­zio­ne da parte della bien­na­le Inula vi­sco­sa, sta­dio ini­zia­le della ri­co­lo­niz­za­zio­ne, ri­le­va­bi­le nella zona con­si­de­ra­ta anche in altri ter­re­ni agri­co­li ab­ban­do­na­ti in at­te­sa d’ur­ba­niz­za­zio­ne, dove il pino d’A­lep­po è molto pre­sen­te, a ri­pro­va della sua ca­pa­ci­tà espan­si­va a par­ti­re dal nu­cleo area­le prin­ci­pa­le di Quer­cia­nel­la, at­te­sta­to come au­toc­to­no in let­te­ra­tu­ra; esso è ac­com­pa­gna­to da di­ver­se spe­cie le­gno­se scle­ro­fil­le e da gi­ne­pri me­di­ter­ra­nei, nella fase pio­nie­ra anche da ca­du­ci­fo­glie come gi­ne­stra odo­ro­sa, li­gu­stro, rose, bian­co­spi­no, pru­gno­lo, pe­ra­stro e sorbo do­me­sti­co. Il to­po­ni­mo Pru­gno­lic­ce te­sti­mo­nia que­sta pre­sen­za di ar­bu­sti de­ci­dui pro­pri del­l’or­di­ne fi­to­so­cio­lo­gi­co Pru­ne­ta­lia spi­no­sae.

terreno conversione bosco coltivazione
Fig. 5 Ter­re­no sog­get­to ad al­ter­ne con­ver­sio­ni d’uso, in parte bo­sca­to, in parte ri­col­ti­va­to

Un altro ca­rat­te­ri­sti­co fe­no­me­no ve­ge­ta­zio­na­le è la co­lo­niz­za­zio­ne lo­ca­liz­za­ta degli ac­cu­mu­li di iner­ti, com­pre­sa la mas­sic­cia­ta fer­ro­via­ria, da parte di spe­cie a seme gros­so col­ti­va­te nei nu­me­ro­si giar­di­ni della zona, spe­cial­men­te palma nana, che esten­de il suo area­le na­tu­ra­le nel­l’e­stre­mi­tà me­ri­dio­na­le della Pro­vin­cia di Li­vor­no, esclu­si­va­men­te in sta­zio­ni ru­pe­stri as­so­la­te; il clima della Ri­vie­ra degli Etru­schi è ter­mi­ca­men­te fa­vo­re­vo­le a que­sta spe­cie, che però non tol­le­ra l’a­dug­gia­men­to. In lo­ca­li­tà Il Ro­mi­to un in­se­dia­men­to spon­ta­neo di palma nana in un bosco sog­get­to a ri­pe­tu­ti di­stur­bi (mo­vi­men­to terra, in­cen­dio) è du­ra­to al­cu­ni de­cen­ni, seb­be­ne ri­pe­tu­ta­men­te de­pau­pe­ra­to dal­l’oc­ca­sio­na­le pre­lie­vo di esem­pla­ri per tra­pian­tar­li in giar­di­ni, fin­ché la pi­ne­ta-lec­ce­ta so­pra­stan­te si è chiu­sa.

Paolo Degli An­to­ni: Lau­rea in Scien­ze Fo­re­sta­li, con­se­gui­ta pres­so la fa­col­tà di Agra­ria del­l’U­ni­ver­si­tà di Fi­ren­ze. Abi­li­ta­zio­ne al­l’e­ser­ci­zio della pro­fes­sio­ne di Agro­no­mo-Fo­re­sta­le. Già fun­zio­na­rio C.F.S. e col­la­bo­ra­to­re della Re­gio­ne To­sca­na, è socio cor­ri­spon­den­te del­l’Ac­ca­de­mia Ita­lia­na di Scien­ze Fo­re­sta­li, scri­ve con­tri­bu­ti scien­ti­fi­ci di eco­lo­gia del pae­sag­gio, bio­di­v­er­si­tà, sto­ria, arte e an­tro­po­lo­gia del bosco. Suo og­get­to pri­vi­le­gia­to di ri­cer­ca è la ri­na­tu­ra­liz­za­zio­ne. E-mail: pao­lo_­da@​virgilio.​it

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