Con­di­vi­di l'ar­ti­co­lo
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di Mat­teo Fab­bri


Una delle ma­lat­tie più dan­no­se per le pian­te delle al­be­ra­tu­re cit­ta­di­ne del­l’a­rea me­di­ter­ra­nea è co­sti­tui­ta dal “Can­cro co­lo­ra­to” del pla­ta­no che ha come agen­te cau­sa­le il fungo asco­mi­ce­te Ce­ra­to­cy­stis pla­ta­ni Wal­ter, forma spe­cia­le mor­fo­lo­gi­ca­men­te in­di­stin­gui­bi­le da altre forme con ospi­ti di­ver­si, come le pa­ta­te dolci (Ipo­moea ba­ta­tas), il caffè (Cof­fea ara­bi­ca), il cacao (Theo­bro­ma cacao), l’al­be­ro della gomma (Hevea bra­si­lien­sis), piop­po tre­mu­lo (Po­pu­lus tre­mu­la). ri­guar­da spe­cie ap­par­te­nen­ti al ge­ne­re Pla­ta­nus e in par­ti­co­la­re Pla­ta­nus orien­ta­lis, Pla­ta­nus oc­ci­den­ta­lis, Pla­ta­nus ace­ri­fo­lia.
Il fungo asco­mi­ce­te Ce­ra­to­cy­stis pla­ta­ni, agen­te pa­to­ge­no del can­cro co­lo­ra­to del pla­ta­no è una spe­cie al­loc­to­na di im­por­tan­za ri­le­van­te, ed è stata in­se­ri­ta nella Lista degli or­ga­ni­smi no­ci­vi trat­ta­ti con re­gi­me di qua­ran­te­na (A2) dalla EPPO (Eu­ro­pean and Me­di­ter­ra­nean Plant Pro­tec­tion Or­ga­ni­za­tion).


Mo­da­li­tà di in­fe­zio­ne


L’in­fe­zio­ne delle pian­te av­vie­ne at­tra­ver­so fe­ri­te cau­sa­te da in­set­ti, uc­cel­li, pic­co­li ro­di­to­ri o me­dian­te ana­sto­mo­si ra­di­ca­li. La dif­fu­sio­ne della pa­to­lo­gia fra pian­te e da una zona al­l’al­tra è in mas­si­ma parte do­vu­ta al­l’im­pie­go, du­ran­te le po­ta­tu­re, di at­trez­zi da ta­glio in­fet­ti con i pro­pa­gu­li del pa­to­ge­no.
Le le­sio­ni pro­vo­ca­te dal­l’uo­mo con po­ta­tu­re, la­vo­ri lungo le stra­de stra­de al­be­ra­te pos­so­no es­se­re con­si­de­ra­te come la causa prin­ci­pa­le di dif­fu­sio­ne. Il fungo in­va­de ra­pi­da­men­te gli ele­men­ti xi­le­ma­ti­ci pro­vo­can­do la pro­du­zio­ne di tille che oc­clu­do­no i vasi le­gno­si. L’im­bru­ni­men­to del legno è do­vu­to so­prat­tut­to alla rea­zio­ne della pian­ta e alla dif­fu­sio­ne del mi­ce­lio e di co­ni­di. Al­l’in­ter­no dei vasi del­l’al­bur­no esso ge­ne­ra la forma en­do­co­ni­di­ca che si dif­fon­de per via va­sco­la­re dando luogo ad una vera e pro­pria tra­cheo­mi­co­si.
Sulle su­per­fi­ci in­fet­te e in cor­ri­spon­den­za di fe­ri­te, con tem­pe­ra­tu­re com­pre­se trai 5°C e i 35°C, il fungo ger­mi­na pro­du­cen­do co­ni­di che dif­fon­do­no l´in­fe­zio­ne. Il mi­ce­lio fun­gi­no si ac­cre­sce ad una tem­pe­ra­tu­ra ot­ti­ma­le di 25°C, ma può es­se­re at­ti­vo anche a tem­pe­ra­tu­re di 10°C.
Nella se­ga­tu­ra in­fet­ta ri­ma­sta nel ter­re­no il pa­to­ge­no può es­se­re an­co­ra vi­ta­le dopo 5 anni. L’e­spo­si­zio­ne per al­cu­ne ore a 45°C com­por­ta la di­sat­ti­va­zio­ne del fungo.


Sin­to­ma­to­lo­gia


Chioma con evidenti disseccamenti
Chio­ma con evi­den­ti dis­sec­ca­men­ti e mi­cro­fil­lia (foto Mat­teo Fab­bri)


Il can­cro co­lo­ra­to del pla­ta­no si può pre­sen­ta­re con due dif­fe­ren­ti sin­to­ma­to­lo­gie:
– Acuta: sulla chio­ma in pri­ma­ve­ra-esta­te si ma­ni­fe­sta­no im­prov­vi­si dis­sec­ca­men­ti di al­cu­ne bran­che o del­l’in­te­ra chio­ma; le fo­glie sec­ca­no e pos­so­no ri­ma­ne­re at­tac­ca­te ai rami anche per lungo tempo.
– Cro­ni­ca: la pian­ta si pre­sen­ta de­pe­ri­ta, con fo­glie pic­co­le e clo­ro­ti­che. La ri­pre­sa ve­ge­ta­ti­va av­vie­ne in ri­tar­do ri­spet­to ai sog­get­ti sani e dopo circa 2-3 anni la pian­ta entra pre­co­ce­men­te in ri­po­so ve­ge­ta­ti­vo, non ger­mo­glian­do più nella pri­ma­ve­ra suc­ces­si­va.
Su tron­co o bran­che la sin­to­ma­to­lo­gia con­si­ste nella for­ma­zio­ne di can­cri più o meno este­si con fes­su­ra­zio­ni lon­gi­tu­di­na­li della cor­tec­cia e, a volte, ri­scop­pi di ve­ge­ta­zio­ne al di sotto o a lato degli stes­si. I mar­gi­ni della fe­ri­ta non pre­sen­ta­no callo di ci­ca­triz­za­zio­ne. Sui fusti è pos­si­bi­le, so­prat­tut­to nei pla­ta­ni a cor­tec­cia li­scia (P. oc­ci­den­ta­lis), os­ser­va­re ano­ma­le co­lo­ra­zio­ni ros­so-blua­stre che per­cor­ro­no il tron­co, si­mi­li a fiam­ma­te.
In cor­ri­spon­den­za delle ne­cro­si, aspor­tan­do la cor­tec­cia, sono os­ser­va­bi­li al­te­ra­zio­ni cro­ma­ti­che scure dette “a mac­chia di leo­par­do”. Se­zio­nan­do il tron­co è pos­si­bi­le no­ta­re la co­lo­ra­zio­ne ano­ma­la blua­stro-vio­la­cea con sfu­ma­tu­re bru­na­stre o ros­sa­stre esten­der­si lungo i raggi mi­dol­la­ri sino al mi­dol­lo cen­tra­le.


Sintomatologia "a macchia di leopardo"
Ti­pi­ca sin­to­ma­to­lo­gia a “mac­chia di leo­par­do” (foto Mat­teo Fab­bri)


Epi­de­mio­lo­gia


La prima se­gna­la­zio­ne della ma­lat­tia ri­sa­le al 1926 nel New Jer­sey e da qui si è pro­gres­si­va­men­te este­sa a varie zone della fa­scia orien­ta­le degli USA e suc­ces­si­va­men­te in Eu­ro­pa.
Du­ran­te la Se­con­da Guer­ra Mon­dia­le il legno in­fet­to è stato uti­liz­za­to per la co­stru­zio­ne di im­bal­lag­gi per le prov­vi­ste e que­sto pro­ba­bil­men­te è il mezzo con cui il pa­to­ge­no è ar­ri­va­to in Eu­ro­pa. Que­sta sup­po­si­zio­ne è nata dal fatto che i primi fo­co­lai in Eu­ro­pa si sono svi­lup­pa­ti nei pres­si delle mag­gio­ri città por­tua­li: Na­po­li, Li­vor­no, Si­ra­cu­sa, Mar­si­glia, Bar­cel­lo­na.
In Ita­lia il can­cro co­lo­ra­to si è ma­ni­fe­sta­to nel 1954 in Cam­pa­nia, par­ti­co­lar­men­te a Ca­ser­ta, dove ha com­ple­ta­men­te di­strut­to le pian­te se­co­la­ri che co­sti­tui­va­no l’al­be­ra­tu­ra mo­nu­men­ta­le del viale di ac­ces­so alla fa­mo­sa reg­gia della città. Bi­so­gna tut­ta­via at­ten­de­re gli anni ´70 per re­gi­stra­re una forte espan­sio­ne del­l’a­rea­le di dif­fu­sio­ne dell´in­fe­zio­ne in altre re­gio­ni e pre­ci­sa­men­te in To­sca­na a Forte dei Marmi.
Negli ul­ti­mi anni la ma­lat­tia si è dif­fu­sa in Fran­cia anche in zone a forte ri­chia­mo tu­ri­sti­co, come il Canal Du Midi, sito in­clu­so nel Pa­tri­mo­nio del­l’U­ma­ni­tà (UNE­SCO).


Pre­ven­zio­ne e lotta al can­cro co­lo­ra­to


La lotta con­tro il can­cro co­lo­ra­to del pla­ta­no pro­vo­ca­to dal fungo pa­to­ge­no C. pla­ta­ni, ri­sul­ta piut­to­sto dif­fi­ci­le e con­si­ste in ope­ra­zio­ni pre­ven­ti­ve e di era­di­ca­zio­ne re­go­la­te da norme di “Lotta ob­bli­ga­to­ria” va­li­de su tutto il ter­ri­to­rio della Re­pub­bli­ca ita­lia­na.
Il con­trol­lo di que­sta fi­to­pa­tia si basa quin­di sul ri­spet­to di una serie di norme di pro­fi­las­si come in­di­ca­to nelle cir­co­la­ri ap­pli­ca­ti­ve del D.M. 29 Feb­bra­io 2012, n. 60166 (che abro­ga i pre­ce­den­ti).
Al­l’in­ter­no delle cir­co­la­ri ap­pli­ca­ti­ve del de­cre­to sono in­di­ca­te le mo­da­li­tà di ab­bat­ti­men­to, tra­spor­to e smal­ti­men­to del le­gna­me in­fet­to.


L’e­sem­pio di Fi­ren­ze


Le os­ser­va­zio­ni e i ri­lie­vi ef­fet­tua­ti a Fi­ren­ze per ve­ri­fi­ca­re la si­tua­zio­ne della dif­fu­sio­ne del can­cro co­lo­ra­to del pla­ta­no da C. pla­ta­ni con­fer­ma­no la pe­ri­co­lo­si­tà di que­sto agen­te fun­gi­no e non dif­fe­ri­sco­no con ana­lo­ghi dati rac­col­ti in altre città ita­lia­ne ed eu­ro­pee.
I dati del mo­ni­to­rag­gio con­fron­ta­ti i ri­lie­vi rac­col­ti nel 1995 hanno di­mo­stra­to che a 18 anni di di­stan­za il pa­to­ge­no pro­se­gue la sua avan­za­ta. Le os­ser­va­zio­ni ese­gui­te nel­l’au­tun­no del 2012 hanno messo in evi­den­za la pre­sen­za di un to­ta­le di 25 pian­te in­fet­te su un to­ta­le di 630 esa­mi­na­te, pre­sen­ti nelle aree mo­ni­to­ra­te in com­ples­si­vi 11 fo­co­lai at­ti­vi su 16 siti di ri­lie­vo.
Dai ri­lie­vi ef­fet­tua­ti è emer­so che le pian­te col­pi­te co­sti­tui­sco­no il 4% delle to­ta­li, i reim­pian­ti il 30% e le cep­pa­ie e vuoti il 10%, le per­di­te to­ta­li sono del 44% circa (as­su­men­do che i reim­pian­ti e le cep­pa­ie e vuoti si siano ori­gi­na­ti per mo­ti­vi ine­ren­ti alla pa­to­lo­gia).
Si è anche ri­le­va­to che il al­cu­ni casi lad­do­ve il pa­to­ge­no era stato in­di­vi­dua­to nel 1995 o in anni suc­ces­si­vi non è stata più in­di­vi­dua­ta la pa­to­lo­gia (Ma­ni­fat­tu­ra ta­bac­chi, Piaz­za Puc­ci­ni, Viale Mat­teot­ti e Via Pi­sto­ie­se). In al­cu­ni casi è stata ef­fet­tua­ta una se­ve­ra opera di bo­ni­fi­ca, con nu­me­ro­si ab­bat­ti­men­ti (p.​es. Piaz­za Puc­ci­ni), che ha mo­di­fi­ca­to in modo evi­den­te l’a­spet­to della piaz­za; in altre si­tua­zio­ni si è prov­ve­du­to in­ve­ce alla to­ta­le so­sti­tu­zio­ne dei pla­ta­ni con altre spe­cie (Viale Gio­vi­ne Ita­lia).
Al fine di pre­ser­va­re il pa­tri­mo­nio verde della città, per quan­to ri­guar­da i pla­ta­ni, è ne­ces­sa­rio dun­que ef­fet­tua­re de­ci­si in­ter­ven­ti di estir­pa­zio­ne nelle zone in cui il pa­to­ge­no è già pre­sen­te, cer­can­do il più pos­si­bi­le di “iso­lar­le” da quel­le vi­ci­ne ma non an­co­ra col­pi­te.
Inol­tre l’u­ti­liz­zo della va­rie­tà re­si­sten­te (“Val­lis Clau­sa”) e il po­ten­zia­men­to dei mezzi di ri­cer­ca (per la lotta bio­lo­g­i­ca o l’in­di­vi­dua­zio­ne dei vet­to­ri), pos­so­no for­ni­re stru­men­ti ade­gua­ti e mi­glio­ri al fine di con­tra­sta­re que­sta dif­fi­ci­le pa­to­lo­gia che non la­scia scam­po ai no­stri pla­ta­ni.


 


Que­sto ar­ti­co­lo è l’e­strat­to della tesi di lau­rea di Mat­teo Fab­bri in Scien­ze fo­re­sta­li ed am­bien­ta­li, Uni­ver­si­tà degli Studi di Fi­ren­ze, dal ti­to­lo: “Stu­dio sul­l’in­ci­den­za del can­cro co­lo­ra­to del pla­ta­no a Fi­ren­ze”.


Mat­teo Fab­bri, di­plo­ma­to al­l’I­sti­tu­to tec­ni­co agra­rio, ha con­se­gui­to la lau­rea trien­na­le in Scien­ze fo­re­sta­li ed am­bien­ta­li pres­so l’U­ni­ver­si­tà degli Studi di Fi­ren­ze. E’ iscrit­to al primo anno del corso di lau­rea ma­gi­stra­le in Scien­ze e tec­no­lo­gie dei si­ste­mi fo­re­sta­li.


 






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