Con­di­vi­di l'ar­ti­co­lo
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Pro­dur­re con mi­no­ri ri­sor­se, ri­dur­re l’in­qui­na­men­to, sal­va­guar­da­re il po­ten­zia­le agri­co­lo eu­ro­peo. Ecco come in­cen­ti­va­re la lotta al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, alla sal­va­guar­dia am­bien­ta­le, e al ri­spar­mio idri­co.


di An­drea Am­bro­si­ni


L’a­gri­col­tu­ra ha un ruolo di primo piano per le nuove prio­ri­tà am­bien­ta­li: dal con­te­ni­men­to dei con­su­mi allo svi­lup­po di nuovi fonte ener­ge­ti­che e al­l’u­ti­liz­zo dei pro­pri scar­ti per la crea­zio­ne di ener­gia nuova; dal mi­glio­ra­men­to del­l’ef­fi­cien­za del­l’ir­ri­ga­zio­ne alle norme per l’im­pie­go di re­flui zoo­tec­ni­ci e fi­to­far­ma­ci. E poi an­co­ra dal pre­ser­va­re e in­cre­men­ta­re la bio­di­v­er­si­tà alla lotta al­l’ef­fet­to serra, con lo svi­lup­po delle fo­re­ste e l’ab­bat­ti­men­to delle emis­sio­ni di ori­gi­ne zoo­tec­ni­ca; dalla ri­nun­cia a col­ti­va­re le zone di con­fi­ne dei campi alla crea­zio­ne di sta­gni o di altri ele­men­ti   pae­sag­gi­sti­ci, an­dan­do così oltre le buone pra­ti­che agri­co­le tra­di­zio­na­li.


Tu­te­la delle acque


La qua­li­tà e tu­te­la delle acque è una delle prio­ri­tà am­bien­ta­li le­ga­te al­l’a­gri­col­tu­ra. Al mo­men­to at­tua­le il rap­por­to tra acqua e agri­col­tu­ra pre­sen­ta due punti cri­ti­ci: il forte im­pie­go delle acque su­per­fi­cia­li o di prima falda per l’ir­ri­ga­zio­ne e il pe­ri­co­lo di ec­ces­si­va con­cen­tra­zio­ne di ni­tra­ti o altre so­stan­ze no­ci­ve nelle acque me­de­si­me.


Cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci


L’ef­fet­to dei cam­bia­men­ti del clima si ri­per­cuo­te sul­l’a­gri­col­tu­ra es­sen­zial­men­te in tre modi: l’au­men­to delle tem­pe­ra­tu­re, la ri­du­zio­ne e con­cen­tra­zio­ne delle piog­ge (la co­sid­det­ta “tro­pi­ca­liz­za­zio­ne”) e il ma­ni­fe­star­si sem­pre più fre­quen­te di even­ti at­mo­sfe­ri­ci vio­len­ti come gran­di­na­te, trom­be d’a­ria, frane e al­lu­vio­ni. Tutti even­ti dan­no­si per le col­tu­re e tal­vol­ta anche per le in­fra­strut­tu­re agri­co­le.


Ener­gia dal bio­gas (pro­dot­to da ef­fluen­ti zoo­tec­ni­ci, bio­mas­se de­di­ca­te e di scar­to)


La sto­ria del bio­gas da ef­fluen­ti zoo­tec­ni­ci è stata ca­rat­te­riz­za­ta in Ita­lia da due di­stin­te fasi. La prima, non po­si­ti­va, ri­sa­le agli anni ’80, men­tre la se­con­da ha avuto ini­zio nel de­cen­nio suc­ces­si­vo, quan­do tec­no­lo­gie più sem­pli­ci e stu­dia­te espres­sa­men­te per il mondo agri­co­lo hanno ini­zia­to ad es­se­re adot­ta­te e a ga­ran­ti­re agli al­le­va­to­ri un ef­fet­ti­vo ri­tor­no eco­no­mi­co del­l’in­ve­sti­men­to. Le dif­fi­col­tà del primo pe­rio­do sono per lo più da im­pu­ta­re al fatto che le co­stru­zio­ni di im­pian­ti per bio­gas, era giu­sti­fi­ca­ta dalla ne­ces­si­tà di ri­dur­re l’im­pat­to am­bien­ta­le dei li­qua­mi, più che dalla vo­lon­tà di rea­liz­za­re un ri­spar­mio ener­ge­ti­co. La si­tua­zio­ne è an­da­ta mo­di­fi­can­do­si a par­ti­re dalla fine degli anni ’80, quan­do ha ini­zia­to a dif­fon­der­si una nuova ge­ne­ra­zio­ne di im­pian­ti di bio­gas sem­pli­fi­ca­ti e a basso costo, che oltre a re­cu­pe­ra­re ener­gia per­met­to­no di con­trol­la­re gli odori e di sta­bi­liz­za­re i li­qua­mi. Ora l’in­cen­ti­va­zio­ne delle ener­gie rin­no­va­bi­li, in ac­cor­do con una di­ret­ti­va eu­ro­pea, si av­va­le dei co­sid­det­ti “cer­ti­fi­ca­ti verdi” (CV) (d.​lgs. 387/2003). In pra­ti­ca, a par­ti­re dal 2002 è stato de­fi­ni­to l’ob­bli­go, da parte di tutti i pro­dut­to­ri ed im­por­ta­to­ri di ener­gia elet­tri­ca da fonte con­ven­zio­na­le, di im­met­te­re in rete, ogni anno, una quota di elet­tri­ci­tà pro­dot­ta da fonti rin­no­va­bi­li (tra cui il bio­gas) pari al­me­no, nel 2006, al 3,05% della quan­ti­tà to­ta­le im­mes­sa. Per poter ri­spet­ta­re tale quota, i pro­dut­to­ri di ener­gia da fonte con­ven­zio­na­le de­vo­no ac­qui­sta­re i co­sid­det­ti “cer­ti­fi­ca­ti verdi” dai pro­dut­to­ri di ener­gia rin­no­va­bi­le. At­tual­men­te la du­ra­ta dei CV è di do­di­ci anni (come in­di­ca­to nel re­cen­te testo unico re­can­te norme in ma­te­ria am­bien­ta­le, d.​lgs. n.152/2006), ele­va­bi­le per l’e­ner­gia rin­no­va­bi­le ot­te­nu­ta da bio­mas­se, quale è il bio­gas, per altri quat­tro anni, anche se con il ri­co­no­sci­men­to solo del 60% del­l’e­ner­gia elet­tri­ca pro­dot­ta (art. 5 del de­cre­to del Mi­ni­ste­ro At­ti­vi­tà Pro­dut­ti­ve e del Mi­ni­ste­ro del­l’Am­bien­te del 24 ot­to­bre 2005, G.U. n. 265 del 14/11/2005) e se non si sono ot­te­nu­ti con­tri­bu­ti in conto ca­pi­ta­le nella rea­liz­za­zio­ne del­l’im­pian­to. Sulla ne­ces­si­tà di ri­dur­re l’e­mis­sio­ne di gas serra, così come sta­bi­li­to dal Pro­to­col­lo di Kyoto, si basa la ri­for­ma della po­li­ti­ca am­bien­ta­le del­l’U­nio­ne Eu­ro­pea, con­cre­tiz­za­ta con l’e­ma­na­zio­ne del Libro bian­co sulle ener­gie rin­no­va­bi­li, della de­li­be­ra CIPE n. 137/98 sulle po­li­ti­che na­zio­na­li per la ri­du­zio­ne delle emis­sio­ni di gas serra. L’ap­pli­ca­zio­ne di tec­ni­che di di­ge­stio­ne anae­ro­bi­ca (siano sem­pli­ci co­per­tu­re degli stoc­cag­gi o reat­to­ri anae­ro­bi­ci veri e pro­pri) oltre a ri­dur­re le emis­sio­ni di me­ta­no porta anche ad una di­mi­nu­zio­ne delle emis­sio­ni di am­mo­nia­ca e di altri gas serra, come pure di com­po­sti or­ga­ni­ci vo­la­ti­li non me­ta­ni­ci e di com­po­sti odo­ri­ge­ni causa di cat­ti­vi odori. Non da ul­ti­mo, la cap­ta­zio­ne del bio­gas per­met­te di so­sti­tui­re i com­bu­sti­bi­li fos­si­li con com­bu­sti­bi­li da fonti rin­no­va­bi­li.


So­ste­ni­bi­li­tà dei cicli cul­tu­ra­li e ri­du­zio­ne degli im­pat­ti in agri­col­tu­ra


L’e­co­si­ste­ma agra­rio si svi­lup­pa dalle re­la­zio­ni tra le com­po­nen­ti na­tu­ra­li, i fat­to­ri am­bien­ta­li e bio­ti­ci, la col­ti­va­zio­ne di pian­te e l’al­le­va­men­to di ani­ma­li. Da que­sto de­ri­va l’e­te­ro­ge­nei­tà dei di­ver­si ter­ri­to­ri ru­ra­li. Tutti gli eco­si­ste­mi sono re­go­la­ti dal tipo di clima e di suolo, dalla ra­dia­zio­ne so­la­re, dal­l’ac­qua, dal ciclo degli ele­men­ti, che in­fluen­za­no gli equi­li­bri e le va­ria­zio­ni ti­pi­che del si­ste­ma. Nel­l’a­gro-eco­si­ste­ma ope­ra­no anche i fat­to­ri an­tro­pi­ci e le scel­te di ge­stio­ne agro-am­bien­ta­le. In Ita­lia il 21% della SAU (su­per­fi­cie agri­co­la uti­liz­za­bi­le) pre­sen­ta ca­rat­te­ri di alto va­lo­re na­tu­ra­li­sti­co, come i prati e pa­sco­li al­pi­ni, su cui poter co­sti­tui­re zone di col­le­ga­men­to tra gli spazi na­tu­ra­li (Stra­te­gia Na­zio­na­le). È im­por­tan­te sce­glie­re tec­ni­che agro­no­mi­che ca­pa­ci di pre­ser­va­re la strut­tu­ra e la fer­ti­li­tà dei suoli e ri­dur­re gli im­pat­ti am­bien­ta­li de­ri­van­ti dal­l’im­pie­go di pro­dot­ti chi­mi­ci di sin­te­si. Tra que­ste pra­ti­che: i si­ste­mi di pro­du­zio­ne in­te­gra­ti o bio­lo­g­i­ci, le la­vo­ra­zio­ni del suolo con­ser­va­ti­ve, gli av­vi­cen­da­men­ti col­tu­ra­li e l’uso di fasce tam­po­ne.


Green Eco­no­my e Go­ver­nan­ce per uno svi­lup­po so­ste­ni­bi­le


La Com­mis­sio­ne Eu­ro­pea ha adot­ta­to una Co­mu­ni­ca­zio­ne che co­sti­tui­rà il fon­da­men­to per la po­si­zio­ne del­l’UE alla Con­fe­ren­za delle Na­zio­ni Unite sullo Svi­lup­po So­ste­ni­bi­le, in pro­gram­ma per giu­gno 2012 a Rio de Ja­nei­ro (“Rio+20”). La Co­mu­ni­ca­zio­ne de­fi­ni­sce il “cosa, come e chi” del pas­sag­gio a un’e­co­no­mia verde e pro­po­ne azio­ni spe­ci­fi­che che po­treb­be­ro es­se­re at­tua­te a li­vel­lo in­ter­na­zio­na­le, na­zio­na­le e lo­ca­le.  I punti prin­ci­pa­li sono i se­guen­ti:
1. In­ve­sti­re in ri­sor­se chia­ve e ca­pi­ta­le na­tu­ra­le (“cosa”): si trat­ta di ri­sor­se idri­che, ener­gie rin­no­va­bi­li, ri­sor­se ma­ri­ne, bio­di­v­er­si­tà e ser­vi­zi eco si­ste­mi­ci, agri­col­tu­ra so­ste­ni­bi­le, fo­re­ste, ri­fiu­ti e ri­ci­clag­gio. Que­sti set­to­ri for­ni­sco­no so­sten­ta­men­to a mi­lio­ni di per­so­ne e pos­so­no con­tri­bui­re ad al­le­via­re la po­ver­tà. Inol­tre, in fu­tu­ro po­treb­be­ro di­ven­ta­re set­to­ri chia­ve della cre­sci­ta eco­no­mi­ca e dei mer­ca­ti mon­dia­li.
2. Com­bi­na­re stru­men­ti nor­ma­ti­vi e di mer­ca­to (“come”): si trat­ta di in­tro­dur­re eco­tas­se, eli­mi­na­re sov­ven­zio­ni con­tro­pro­du­cen­ti sotto il pro­fi­lo am­bien­ta­le, mo­bi­li­ta­re le ri­sor­se fi­nan­zia­rie pub­bli­che e pri­va­te e in­ve­sti­re in com­pe­ten­ze e pro­fes­sio­na­li­tà le­ga­te al­l’am­bien­te. Oc­cor­re met­te­re a punto in­di­ca­to­ri che per­met­ta­no di mi­su­ra­re il pro­gres­so in senso più ampio (ossia te­nen­do conto degli aspet­ti am­bien­ta­li e so­cia­li) pa­ral­le­la­men­te al PIL.
3. Mi­glio­ra­re la go­ver­nan­ce e in­co­rag­gia­re la par­te­ci­pa­zio­ne del set­to­re pri­va­to (“chi”): si trat­ta di con­so­li­da­re e ra­zio­na­liz­za­re le strut­tu­re at­tua­li di go­ver­nan­ce in­ter­na­zio­na­le (ad esem­pio po­ten­zian­do il Pro­gram­ma delle Na­zio­ni Unite per l’am­bien­te – UNEP). È es­sen­zia­le anche ac­cre­sce­re sen­si­bil­men­te la par­te­ci­pa­zio­ne e l’im­pe­gno delle im­pre­se e della so­cie­tà ci­vi­le.


Cre­di­ti di car­bo­nio, il ruolo delle im­pre­se agri­co­le nel com­par­to fo­re­sta­le


Il ten­ta­ti­vo di av­via­re  una con­cre­ta pos­si­bi­li­tà di “ri­ca­pi­ta­liz­za­re” le im­pre­se agri­co­le, sem­pre più in dif­fi­col­tà, at­tra­ver­so il pa­ga­men­to dei “Cre­di­ti di Car­bo­nio” ge­ne­ra­ti dalle su­per­fi­ci agra­rie gra­zie al pro­ces­so di “fo­to­sin­te­si clo­ro­fil­lia­na” che de­ter­mi­na as­sor­bi­men­to di CO2/pro­du­zio­ne di 02, non trova par­ti­co­la­re at­ten­zio­ne e pron­ta ri­spo­sta da parte delle Isti­tu­zio­ni pre­po­ste. Oggi la va­lo­riz­za­zio­ne dei Cre­di­ti di Car­bo­nio è una scel­ta prio­ri­ta­ria, per­ché gra­zie alla ormai ri­co­no­sciu­ta at­ti­vi­tà di ge­stio­ne delle su­per­fi­ci agro-fo­re­sta­li, che ge­ne­ra­no “Cre­di­ti di Car­bo­nio” re­mu­ne­ra­bi­le, le im­pre­se agri­co­le ope­ran­ti in Ita­lia, hanno di­rit­to ad un con­se­guen­te e so­stan­zia­le ri­sto­ro eco­no­mi­co ri­co­no­sciu­to per legge, at­tra­ver­so il po­si­zio­na­men­to dei Cre­di­ti di Car­bo­nio ge­ne­ra­ti alla Borsa delle Emis­sio­ni del CO2. Tutte le im­pre­se – pre­ve­de la legge – do­vran­no es­se­re iscrit­te al Re­gi­stro Na­zio­na­le  di Cre­di­ti di Car­bo­nio, cre­di­ti che ne­ces­si­ta­no di es­se­re pre­ven­ti­va­men­te va­lu­ta­ti e cer­ti­fi­ca­ti. Se­con­do quan­to pre­vi­sto dal­l’art.7.4 della De­li­be­ra CIPE n.123/2002, in re­ce­pi­men­to della legge,120/2002 il Mi­ni­stro del­l’Am­bien­te e della Tu­te­la del Ter­ri­to­rio, di con­cer­to con il Mi­ni­stro delle Po­li­ti­che Agri­co­le, Fo­re­sta­li e Ali­men­ta­ri, rea­liz­za il “Re­gi­stro Na­zio­na­le dei Ser­ba­toi di Car­bo­nio Agro-Fo­re­sta­li”, de­fi­ni­to nella na­tu­ra e nelle fun­zio­ni dal “piano det­ta­glia­to” per la rea­liz­za­zio­ne del po­ten­zia­le mas­si­mo na­zio­na­le di as­sor­bi­men­to di car­bo­nio de­ri­van­te dalle at­ti­vi­tà di uso del suolo pre­vi­sta dalle at­ti­vi­tà con­tem­pla­te dal “Pro­to­col­lo di Kyoto”, dagli art.3.3 (af­fo­re­sta­zio­ne – ri­fo­re­sta­zio­ne –de­fo­re­sta­zio­ne ARD) e dal­l’art. 3.4 (ge­stio­ne fo­re­sta­le dei suoli agri­co­li dei pa­sco­li e ri­ve­ge­ta­zio­ne – su­per­fi­ci er­ba­cee). Un con­tri­bu­to im­por­tan­te nelle stra­te­gie per com­bat­te­re i cam­bia­men­ti cli­ma­ti­ci può quin­di ve­ni­re dal set­to­re agro­fo­re­sta­le gra­zie alla sua ca­pa­ci­tà di as­sor­bi­re car­bo­nio (car­bon sink). L’a­gri­col­tu­ra, in­fat­ti, gioca un ruolo si­gni­fi­ca­ti­vo in ter­mi­ni di fis­sa­zio­ne tem­po­ra­nea di car­bo­nio nei suoli, nelle pro­du­zio­ni ve­ge­ta­li e ar­bo­ree e nelle bio­mas­se fo­re­sta­li, sia nelle pro­du­zio­ni a base di fibre le­gno­se sia nei po­po­la­men­ti fo­re­sta­li. Per que­sto mo­ti­vo, la pro­mo­zio­ne di at­ti­vi­tà che au­men­ti­no o con­ser­vi­no tale ca­pa­ci­tà di as­sor­bi­men­to rap­pre­sen­ta un sup­por­to alle stra­te­gie di con­te­ni­men­to e ri­du­zio­ne delle emis­sio­ni nei set­to­ri ener­ge­ti­ci e pro­dut­ti­vi. In tale am­bi­to, il pro­to­col­lo di Kyoto ha pre­vi­sto la pos­si­bi­li­tà per i paesi in­du­stria­liz­za­ti di uti­liz­za­re le fo­re­ste e i ter­re­ni agri­co­li per rag­giun­ge­re gli im­pe­gni di ri­du­zio­ne delle emis­sio­ni di gas serra (at­tra­ver­so le co­sid­det­te at­ti­vi­tà LU­LUCF – Land-Use, Land-Use Chan­ge and Fo­re­stry). A fron­te di ciò, in Ita­lia, non si è, però, prov­ve­du­to ad in­di­vi­dua­re un si­ste­ma in grado di va­lu­ta­re cor­ret­ta­men­te e va­lo­riz­za­re il ruolo del set­to­re agro­fo­re­sta­le nel­l’am­bi­to della crea­zio­ne dei ser­ba­toi di car­bo­nio, ri­co­no­scen­do agli im­pren­di­to­ri agri­co­li, a fron­te di im­pe­gni di ca­rat­te­re am­bien­ta­le, un cor­ret­to ri­tor­no sulla quota as­sor­bi­ta di loro com­pe­ten­za. In­fat­ti, in Ita­lia, tutto il car­bo­nio as­sor­bi­to dal set­to­re agro­fo­re­sta­le è cal­co­la­to come pro­prie­tà esclu­si­va dello Stato. Co­sic­ché, le im­pre­se agro­fo­re­sta­li con­ti­nua­no ad at­ten­de­re la messa a punto di stru­men­ti ef­fet­ti­va­men­te in grado di at­tri­bui­re un ri­co­no­sci­men­to eco­no­mi­co alla loro fun­zio­ne di car­bon sink. Una pos­si­bi­li­tà è le­ga­ta alla re­vi­sio­ne delle fun­zio­ni del­l’at­tua­le Re­gi­stro Na­zio­na­le dei ser­ba­toi di car­bo­nio agro­fo­re­sta­li, isti­tui­to dal Mi­ni­ste­ro del­l’Am­bien­te at­tra­ver­so il D.M. del 1 apri­le 2008, che do­vreb­be es­se­re fi­na­liz­za­to alla messa a punto di un vero mec­ca­ni­smo di cer­ti­fi­ca­zio­ne dei cre­di­ti di car­bo­nio. Si trat­ta, cioè, di at­tri­bui­re un va­lo­re re­mu­ne­ra­bi­le al­l’as­sor­bi­men­to del car­bo­nio, me­dian­te la crea­zio­ne di cre­di­ti di car­bo­nio, cer­ti­fi­ca­ti da parte di un or­ga­no isti­tu­zio­na­le (po­treb­be far­se­ne ca­ri­co il Mi­ni­ste­ro del­l’Am­bien­te). I be­ne­fi­cia­ri di tale si­ste­ma, at­tra­ver­so una ade­sio­ne al re­gi­stro su base vo­lon­ta­ria, do­vreb­be­ro es­se­re i pro­prie­ta­ri della su­per­fi­cie fo­re­sta­le – agri­co­la che con­cor­re a rea­liz­za­re l’as­sor­bi­men­to na­zio­na­le, ov­ve­ro i pro­prie­ta­ri fo­re­sta­li, agri­co­li, ma anche enti pub­bli­ci che ge­sti­sco­no le at­ti­vi­tà agro-fo­re­sta­li eleg­gi­bi­li. Le at­ti­vi­tà a cui ri­co­no­sce­re la fun­zio­ne di as­sor­bi­men­to di car­bo­nio po­treb­be­ro es­se­re, ad esem­pio: la non la­vo­ra­zio­ne dei ter­re­ni, la la­vo­ra­zio­ne mi­ni­ma,  la messa a ri­po­so, la co­sti­tu­zio­ne di prati e col­tu­re per­ma­nen­ti, la col­ti­va­zio­ne di spe­cie a ra­di­ce pro­fon­da, l’im­pie­go di le­ta­me e com­po­st, la ge­stio­ne dei re­si­dui di col­ti­va­zio­ne com­pre­so il loro im­pie­go a fini ener­ge­ti­ci, il mi­glio­ra­men­to delle tec­ni­che di fer­ti­liz­za­zio­ne e di ir­ri­ga­zio­ne, la rein­tro­du­zio­ne delle ro­ta­zio­ni, la dif­fu­sio­ne del me­to­do bio­lo­g­i­co e tutti i co­sid­det­ti cambi d’uso del suolo che ca­rat­te­riz­za­no la tra­sfor­ma­zio­ne di su­per­fi­ci agri­co­le in bo­schi, prati e pa­sco­li. È evi­den­te che, una volta de­fi­ni­to il mec­ca­ni­smo di cer­ti­fi­ca­zio­ne dei cre­di­ti di car­bo­nio, sa­reb­be op­por­tu­no con­cor­da­re la con­ver­ti­bi­li­tà di tali cre­di­ti in quote di emis­sio­ni scam­bia­bi­li in un mer­ca­to crea­to ad hoc. In at­te­sa di una re­vi­sio­ne della di­ret­ti­va Emis­sion Tra­ding, si po­treb­be, in ogni caso, con­sen­ti­re alle im­pre­se na­zio­na­li la pos­si­bi­li­tà di com­pen­sa­re le pro­prie emis­sio­ni con in­ve­sti­men­ti nel set­to­re agri­co­lo, per l’ot­te­ni­men­to di cre­di­ti di car­bo­nio “com­pen­sa­ti­vi”. Si trat­te­reb­be, in so­stan­za, di isti­tui­re un mec­ca­ni­smo di com­pen­sa­zio­ne a li­vel­lo na­zio­na­le, at­tra­ver­so il quale anche lo Stato po­treb­be uti­liz­za­re i cre­di­ti ge­ne­ra­ti dal set­to­re agri­co­lo per il rag­giun­gi­men­to del­l’o­biet­ti­vo di Kyoto gra­zie a :


  1. crea­zio­ne di un mer­ca­to aper­to al più ampio nu­me­ro di sog­get­ti, sul quale scam­bia­re i cre­di­ti di car­bo­nio che rap­pre­sen­ta­no unità di car­bo­nio as­sor­bi­te con mi­su­re agro-fo­re­sta­li;
  2. quote di car­bo­nio che cor­ri­spon­da­no a unità di emis­sio­ni ab­bat­tu­te.

La que­stio­ne del bi­lan­cio del car­bo­nio nel suolo, seb­be­ne, come ab­bia­mo detto, rap­pre­sen­ti una delle op­zio­ni pre­vi­ste dal pro­to­col­lo di Kyoto per mi­ti­ga­re l’ef­fet­to serra, non è stata an­co­ra og­get­to di un ade­gua­to ap­pro­fon­di­men­to nelle ana­li­si con­dot­te dalla let­te­ra­tu­ra scien­ti­fi­ca ita­lia­na. A li­vel­lo na­zio­na­le manca, ad oggi, uno stu­dio per la stima del­l’as­sor­bi­men­to po­ten­zia­le di car­bo­nio con­se­guen­te al­l’ap­pli­ca­zio­ne delle mi­su­re agro­no­mi­che in­co­rag­gia­te dalle po­li­ti­che in­ter­na­zio­na­li per la lotta al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. Pur es­sen­do noto, a li­vel­lo ge­ne­ra­le, che le con­di­zio­ni fa­vo­re­vo­li alla cat­tu­ra del car­bo­nio da parte del suolo sono le­ga­te a di­ver­si fat­to­ri (au­men­to degli input di so­stan­za or­ga­ni­ca, di­mi­nu­zio­ne del suo grado di de­com­po­si­bi­li­tà, ecc.) che pos­so­no es­se­re de­ter­mi­na­ti ap­pli­can­do spe­ci­fi­che mi­su­re agro­no­mi­che, va, tut­ta­via, ri­le­va­to che il grado di in­cer­tez­za nella stima del car­bo­nio se­que­stra­bi­le tra­mi­te tali pra­ti­che è par­ti­co­lar­men­te ele­va­to. Ciò è do­vu­to al fatto che le va­ria­bi­li che in­fluen­za­no la ca­pa­ci­tà di as­sor­bi­men­to di car­bo­nio di un suolo sono mol­te­pli­ci, spes­so cor­re­la­te, e spe­ci­fi­che del ter­ri­to­rio in cui esso è lo­ca­liz­za­to (ad es.: clima; uso delle terre pre­ce­den­te; lun­ghez­za del pre­ce­den­te uso delle terre; du­ra­ta del nuovo uso; pro­fon­di­tà del suolo alla quale viene ana­liz­za­to il car­bo­nio, ecc.). Un altro aspet­to con­di­zio­nan­te, inol­tre, è rap­pre­sen­ta­to dal fatto che le mi­su­re agro­no­mi­che che pos­so­no es­se­re in­di­vi­dua­te a que­sto scopo pos­so­no com­por­ta­re pa­ral­le­la­men­te degli im­pat­ti am­bien­ta­li ne­ga­ti­vi.


Giu­sep­pe An­drea Am­bro­si­ni, è Agro­tec­ni­co iscrit­to al Col­le­gio In­ter­pro­vin­cia­le degli Agro­tec­ni­ci e Agro­tec­ni­ci Lau­rea­ti della pro­vin­cia di Mi­la­no, Lodi e Monza Brian­za. Dal 1993 al 1995 è stato Se­gre­ta­rio della Con­sul­ta degli Agro­tec­ni­ci di Mi­la­no e com­po­nen­te del Coor­di­na­men­to Na­zio­na­le Agro­tec­ni­ci. Nel 2007 è stato elet­to Con­si­glie­re dello stes­so Col­le­gio, con de­le­ga del Pre­si­den­te alla Co­mu­ni­ca­zio­ne Isti­tu­zio­na­le e alla For­ma­zio­ne Pro­fes­sio­na­le. E’ fun­zio­na­rio del­l’Am­bien­te – Tec­ni­co Spe­cia­li­sta pres­so la Re­gio­ne Lom­bar­dia. http://​www.​agraria.​org/​rivista/​cur​ricu​luma​mbro​sini.​htm


 






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